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sabato 24 settembre 2016

Arriva “Alice nella città”, la XIV edizione dal 13 al 23 ottobre 2016

La XIV edizione di “Alice nella città”, sezione autonoma e parallela della “Festa del Cinema di Roma”, dedicata alle giovani generazioni,  si svolgerà dal 13 al 23 ottobre 2016 presso l’Auditorium Parco della Musica e il Cinema Admiral. Essa sarà diretta da Gianluca Giannelli e Fabia Bettini e organizzata dall’Associazione Culturale PlayTown Roma, con il sostegno della Direzione Generale Cinema del MiBACT, del Comune di Roma che, anche quest’anno, garantirà il trasporto scolastico dei bambini del secondo ciclo elementare, della Camera di Commercio di Roma e grazie al contributo di Acea Spa, BNL-BNP Paribas e della SIAE.
La sigla della XIV edizione sarà diretta dai registi Massimiliano e Gianluca De Serio che, attivi ormai da diversi anni nel campo del cinema (Sette opere di Misericordia), del documentario (I ricordi del fiume) e della video arte in generale, si sono ispirati per la loro sigla al cinema di Abbas Kiarostami, in onore del quale “Alice nella città” in collaborazione con la cineteca del Museo del cinema di Torino proporrà una retrospettiva dei film del regista iraniano appena scomparso:
“I protagonisti della sigla sono alcuni giovani abitanti di una grande baraccopoli, - dichiarano i registi - una città nella città, che esisteva a Torino fino a qualche mese fa, sulle sponde del fiume Stura. Con loro abbiamo vissuto due anni della nostra vita, mentre giravamo il documentario "I ricordi del fiume". I ragazzi della baraccopoli sono intenti, nel buio, a "guardare oltre", guardare "una luce", che si concretizza poi nel film di Abbas Kiarostami "Dov'è la casa del mio amico?".  Essi sembrano infatti guardare, da luoghi diversi, tutti i film di Abbas. La sigla è dunque anche un omaggio al maestro iraniano, che abbiamo avuto modo di conoscere diversi anni fa, in giorni intensi di cinema e di amicizia. Alla fine, è una ragazzina, una nostra piccola ‘Alice’, che guarda, disegna, immagina e sogna il suo film, la sua città, tracciando un ponte fra il ragazzo del film e il suo mondo, nelle baracche che da lì a poco saranno distrutte, forse chiedendosi dove sia la casa del suo amico.”
Alice nella città, attenta ai temi giovanili, presenterà un programma di anteprime assolute, esordi alla regia e conferme originali. 

12 le opere del Concorso Young/Adult, 3 film Fuori Concorso, 2 co-produzioni con la Festa del Cinema e 2 eventi speciali, programmati all’interno degli spazi dell’Auditorium Parco della Musica. Mentre al Cinema Admiral si svolgerà il programma di Alice/Panorama, con 10 film che racconteranno il mondo delle nuove generazioni, offrendo il pretesto per dire agli adulti cose da e sui giovani, a cui si affiancherà la selezione del KINO Panorama/Italia, curata dai ragazzi del KINO, che come per la passata edizione metterà l’accento sul cinema italiano con proiezioni di film, documentari e cortometraggi di giovani promesse.
Il Premio ‘Camera D’oro Taodue 2016’, sarà assegnato dalla giuria presieduta dall’attore Matt Dillon e composta dalla produttrice Camilla Nesbitt, l’attrice Anna Foglietta, il regista Gabriele Mainetti, il regista Claudio Giovannesi e gli sceneggiatori Giordano Meacci e Francesca Serafini. (F.G.)

venerdì 23 settembre 2016

“Escobar” ovvero la descrizione violenta della perdita del paradiso in Terra

Titolo: Escobar
Titolo originale: Escobar: Paradise Lost
Regia e Sceneggiatura: Andrea Di Stefano
Musica: Max Richter
Produzione Paese: Francia, Spagna, Belgio 2014, (Uscita in Italia 25 agosto 2016)

Cast: Benicio Del Toro, Josh Hutcherson, Brady Corbet, Claudia Traisac, Carlos Bardem, Ana Girardot, Laura Londoño, Lauren Ziemski, Henry Bravo, aaron Zebede, Micke Moreno, Elmis Castrillo, Tenoch Huerta, Frank Spano, […]


Il film racconta, di riflesso, gli ultimi anni di vita del famoso trafficante di cocaina Pablo Emilio Escobar Gaviria, alias Pablo ( Benicio Del Toro), a Medellin, in Colombia, prima che venisse imprigionato. È stato uno dei più ricchi criminali della storia moderna che basò il suo “successo” sul motto “lasciarsi corrompere o morire” perché, uccidendo senza pensarci un attimo chi si rifiutava di collaborare, riuscì a corrompere ufficiali della polizia, giudici e politici. Egli era ben voluto dal popolo perché elargiva soldi e favori a chicchessia, tant’è che fu pure eletto senatore per un breve periodo. È una regola sociale che laddove la povertà dilaga, il ricco malfattore diventa “onnipotente” e viene venerato come se fosse un Dio. E tutto questo si coglie perfettamente nel film.
La storia del film inizia dal momento in cui due fratelli canadesi Nick (Josh Hutcherson) e Dylan (Brady Corbet) si trasferiscono sulla costa del Pacifico colombiano, perché attratti dalle bellezze naturali e perché vogliono aprire una scuola dello sport acquatico surf per il quale l’oceano è molto adatto per le sue onde perfette. Dylan è sposato con Laure (Ana Girardot),  mentre Nick non ha ancora legami affettivi. È per questo che, quando incontra casualmente Maria (Claudia Traisac), se ne innamora perdutamente. Amore che viene ricambiato apertamente con vigore e schiettezza. Questo legame con Maria, nipote prediletta di Pablo Escobar, per il susseguirsi degli eventi, veicola pian piano e irreversibilmente Nick nell’ambiente malavitoso e terribile da cui gli diventa impossibile distaccarsi. Nick, giovane affabile, onesto, non violento, amante dello sport, per amore di Maria, purtroppo, si viene a trovare come un uccello in gabbia, da cui gli viene difficile scappare ed è costretto ad accettare incarichi criminosi che sono avulsi dalla sua indole bonaria e pacifica. Nick, in sintesi, dal quel paradiso terrestre che lo aveva attratto passa in una situazione infernale, dove non sa come muoversi e come agire per evitare di commettere i delitti che gli vengono ordinati. La sua vita diventa un continuo incubo orribile perché risulta vano ogni tentativo di fuga da quel terrore. E comprende che per lui sarà finita, se non riuscirà a fuggire, quando telefonando a Pablo costui si paragona a Mowgli, il personaggio creato da  Rudyard Kipling  ne ‘Il libro della giungla’, che nel finale del romanzo deve “lasciarsi alle spalle gli amici e lui (Nick) è uno di questi”.
Un film drammatico, molto coinvolgente, che suscita nello spettatore un forte e continuo stato di tensione, e che pone di fronte due mondi contrapposti: quello della criminalità e quello della genuinità umana anche se ambedue tendono, con mezzi diversi, al valore fondamentale della società che è quello della famiglia basato sull’amore e sul rispetto. Il film è ben costruito e diretto da Andrea Di Stefano, romano, trasferitosi giovanissimo negli USA per studiare all'Actor's Studio, che ne ha scritto l’ottima sceneggiatura, realizzando perfettamente un personaggio, quello di Escobar, molto vicino alla realtà, cinico, disumano, violento, calcolatore, terribile, prossimo alla divinità, deciso, magnificamente interpretato dall’ottimo Benicio Del Toro.

Filmografia
Andrea Di Stefano è stato protagonista in “Il principe di Homburg” (1997) di Marco Bellocchio, “Il fantasma dell’opera” (1998) di Dario Argento, “Prima che sia notte” (2000) di Julian Schnabel, “Almost Blue” (2000) di Alex Infascelli, “Hotel” di Mike Figgis, “Il vestito da sposa” (2004) di Fiorella Infascelli.
Francesco Giuliano

mercoledì 24 agosto 2016

Il ragazzo con la bicicletta o la storia un ragazzo ribelle

Titolo: Il ragazzo con la bicicletta

Titolo originale: Le Gamin Au Vélo

Regia e Sceneggiatura: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

Produzione Paese: Belgio, Francia, Italia 2011

Cast: Cécil de France, Thomas Doret, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet, Egon Di Mateo,[…]

Cinque anni fa, quando ancora non scrivevo recensioni, vidi in prima visione “Il ragazzo con la bicicletta” che mi colpì per il suo pungente e crudo realismo, per la sua forte intensità emotiva e coinvolgente e per i suoi risvolti psicologici, fortemente drammatici, ma anche sociali. Avendolo rivisto, ieri sera su Rai 5, in prima serata, e considerandolo un’opera degna di nota, ho ritenuto opportuno, pur essendo trascorsi molti anni, recensirlo al fine di fissarlo bene nella memoria, perché è uno di quei film che non devono assolutamente essere dimenticati.
Cyril Catoul (Thomas Doret) è un ragazzo di dodici anni affidato dal padre ad un istituto di accoglienza. Egli mostra sin dall’inizio un comportamento ribelle, a dir poco insopportabile anche se giustificato, perché non sopporta la lontananza dal padre né i continui richiami. Un giorno riesce a disattendere la sorveglianza e a fuggire andando alla ricerca del padre perché non è convinto che questi l’abbia voluto abbandonare. In questa ricerca strenua, incontra Samantha (Cécil de France) una parrucchiera che, non avendo figli, rimane affascinata improvvisamente dal ragazzo e lo prende con sé nei week end. Samantha ritrova e ricompra a Cyril, nel frattempo, la bicicletta che il padre gli aveva regalato ma che aveva rivenduto per bisogno di soldi. Cyril, a causa della sua instabilità affettiva che lo induce a perdere l’equilibrio interiore, non riesce ad apprezzare il gesto amoroso di Samantha a causa della rabbia che gli ha generato l’abbandono paterno.

“Il ragazzo con la bicicletta”, al Festival di Cannes 2011, ottenne il
 Grand Prix Speciale della Giuria.

Filmografia
Falsch (1987), Je pense à vous (1992); Las promesse (1996), Rosetta (1999), Il figlio (2002), L’enfant – Una storia d’amore (2005), Il matrimonio di Lorna (2008), Il ragazzo con la bicicletta (2011), Due giorni, una notte (2014), La fille inconnue (2016).
Francesco Giuliano

giovedì 28 luglio 2016

MONTE, un film di Amir Naderi, fuori concorso alla 73^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Titolo: Monte
Regia e  Sceneggiatura: Amir Naderi
Produzione Paese: 2016, Italia, Usa, Francia

Cast: Andrea Sartoretti, Claudia Potenza.


“Monte”, che sarà presentato ‘Fuori concorso’ nella selezione ufficiale della 73^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è il primo progetto italiano del regista iraniano Amir Naderi.
In un passato remoto, in un villaggio semi-abbandonato ai piedi di una montagna vive Agostino con la moglie Nina e il figlio Giovanni. La montagna si erge come un muro contro i raggi del sole, che non arrivano mai a illuminare la loro terra, ridotta a pietre e sterpaglia. Il film racconta la storia di quest'uomo e della sua famiglia, la loro sfida quotidiana per abbattere la montagna, la sua forza ancestrale e riportare la luce.
“Per rendere qualcosa possibile in ogni momento, paga con il tuo cuore, abbi fede e sii paziente. Non mollare finché non ci arrivi. Perché questo è il dono dell’essere umano: la sfida”. Così Naderi parla di “Monte”, dove descrive la sfida dell’uomo di vivere in alta quota, che è poi la condizione in cui sono stati catapultati anche gli attori e tutta la troupe che ha lavorato alle riprese. Una vera cinematografia estrema per un set ambientato in alta montagna, in un paesaggio incontaminato e in condizioni atmosferiche e logistiche spesso molto difficili, dove è stato ricostruito dal nulla un intero villaggio medioevale.
L’Italia, con la sua cultura, la sua lunga storia e il suo background complesso, è uno dei paesi più interessanti al mondo. Sono convinto che più di qualsiasi altro paese abbia prodotto geni che hanno cambiato il corso della civiltà. Questa è la ragione per cui questa volta ho scelto di girare il mio nuovo film qui”.

Amir Naderi è considerato una delle figure più influenti del nuovo cinema iraniano. Dopo aver ambientato gli ultimi lavori in Iran, Stati Uniti e Giappone, realizza per la prima volta un film in Italia. “Monte” è stato girato quasi interamente sulle montagne dell'Alto Adige, a oltre 2.500 m d’altezza sul gruppo montano del Latemar, e in Friuli Venezia Giulia, con il coinvolgimento di un cast e una troupe italiani. Il film è anche frutto di una produzione in gran parte italiana che vede il coinvolgimento delle società Citrullo International, Zivago Media, che lo hanno realizzato insieme con l'americana Cineric e la francese Ciné-sud Promotion. La pellicola ha inoltre ricevuto un sostegno in fase di produzione dalla IDM Film Commission dell'Alto Adige, dalla Film Commission del Friuli Venezia Giulia e dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo - Direzione generale per il cinema.
Filmografia
Khodâ hâfez rafiq (1972), Saz-e dahani (1973), Tangsir (1973), Tangnâ (1973), Entezar (1974), Marsiyeh (1976), Sâkt-e Irân, Sâkt-e America (1978), Jostoju 1 (1980), Jostoju 2 (1982), Il corridore (1985), Acquas, vento, sabbia (1988), A,B,C, … Manhattan (1997), Marathon (2002), Sound Barrie (2005), Vegfas:Based on a True Story (2008), Cut (2011).
Francesco Giuliano

venerdì 8 luglio 2016

“Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini” o sulla vita che è un sistema complesso

Titolo: Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini
Titolo originale: Maggie’s Plan
Regia e Sceneggiatura: Rebecca Miller
Soggetto: Karen Rinaldi
Produzione Stato: USA 2015

Cast:  Greta Gerwig, Julianne Moore, Ethan Hawke, Bill Hader, Maya Rudolph, Travis Fimmel, Jackson Frazer, Alex Morf, Wallace Shawn, Sue Jean Kim, Fredi Walker-Browne, Mina Sundwall, […]


La regista Rebecca Miller, figlia e moglie d’arte (suo padre è il drammaturgo e scrittore Arthur Miller e suo marito l’attore britannico Daniel Day-Lewis pluriOscar) con questo suo quinto film “Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini” si rivela un’artista poliedrica che riesce ad esplorare con brio e semplicità i sentimenti umani espressi da una miscellanea di comportamenti confusi e irrazionali dei suoi personaggi appartenenti ad un ceto sociale di elevata cultura. La sua narrazione colma di situazioni bizzarre è densa di dialoghi profondi e significativi ma, al tempo stesso, appare leggera, coinvolgente, ironica. Per tutto questo e per il tipico humour intellettuale il suo stile si avvicina a quello alleniano. Nel contempo, dal film emerge anche ‘la teoria del caos’ che governa gli eventi della vita umana e del mondo che nessuna pianificazione può alterare. Si coglie, infatti, il famoso concetto scientifico noto come “effetto farfalla” secondo cui come “il minimo battito d'ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano in un’altra parte del mondo”, così da un incontro casuale tra un uomo e una donna può derivare l’innamoramento, che è un moto rivoluzionario ovviamente incontrollabile e dagli sviluppi imprevedibili. È ciò che succede alla protagonista del film Maggie Hardin (Greta Gerwig), una bella docente di arte e management, quando incontra casualmente, per un errore amministrativo, lo scrittore antropologo John Harding (Ethan Hawke), un marito in crisi, di cui si innamora per la prima volta. Ed è subito caos che sconvolge il suo animo umano e annulla la sua nuova pianificazione. Nel caos, avviene una “dipendenza sensibile alle condizioni iniziali”, cioè a variazioni infinitesime delle condizioni iniziali corrispondono variazioni significative delle azioni future. Dunque, per primo fu il Caos, …” inizia così la Teogonia del poeta greco Esiodo (VIII secolo a.C.), “… uno spazio di fondo, un buco nero dell'universo” come lo ha definito Giulio Guidorizzi, ma che i filosofi presocratici identificarono come “il principio di tutte le cose”, materia amorfa, grezza e quindi disordinata, priva di regole, a cui attinge un ‘principio superiore’ per creare il mondo ordinato, che è il cosmo. Così come avviene quando un bambino costruisce un puzzle prendendone i pezzi sparpagliati e disordinati dalla scatola che li contiene. Come sostiene il giornalista James Gleick, il caos “pone problemi che sfidano i modi accettati di lavorare nella scienza e avanza tesi forti sul comportamento universale della complessità.” Chi, tra gli esseri umani, non rispetta le regole rientranti nell’azione consueta e, quindi, è un trasgressivo nel senso migliore della parola, e si affida alla propria sensibilità e al proprio estro, che lo spinge ad agire oltre la normalità delle capacità umane, in effetti, si affida al caos. E dal caos nasce qualcosa di diverso che inizialmente disorienta ma poi attrae e produce godimento perché dà un senso sublime a ciò che l’essere umano fa! La vita è un sistema complesso che non si può pianificare perché non se ne conoscono le regole che sono quelle del caos. È per questo che le azioni connesse con il procedere della vita sono caratterizzate da profonda incertezza. Maggie Hardin si comporta, infatti, contrariamente a tutto ciò perché pianifica ogni cosa, anche quella di diventare mamma. Prima di conoscere Ethan, accortasi di non potere avere una relazione stabile con un uomo, Maggie aveva deciso di avere un figlio facendosi donare lo sperma da un individuo stravagante Guy (Travis Fimmel), un produttore di cetrioli olandesi in scatola con una spiccata mentalità matematica. Innamoratasi Maggie rinuncia a questa pianificazione, si sposa con Ethan che, nel frattempo, divorzia dalla moglie Georgette Nørgaard (Julianne Moore), un’eccentrica quanto brava docente universitaria, e  realizza il suo sogno partorendo una bella bambina.

Le cose per Maggie, però, dopo tre anni di matrimonio, non vanno per il verso giusto sia perché si sente trascurata da Ethan che utilizza tutto il suo tempo libero per scrivere un interminabile romanzo, sia perché è molto impegnata per accudire oltre che la loro figlia anche i due figli di Ethan e Georgette. A questo punto,  Maggie cerca di fare amicizia con Georgette con la quale organizza un nuovo piano che questa volta coinvolge tutti e tre, ma che forse sarà stravolto ancora una volta. Greta Gerwig, Julianne Moore, Ethan Hawke, che formano un triangolo veramente formidabile e ricco di spunti ironici e divertenti, vestono i panni dei tre personaggi Maggie, Georgette e Ethan, evidenziandone magnificamente i caratteri completamente diversi: Maggie è una donna estroversa, organizzata in tutto, bella, allegra, caratterizzata da grande alterità; Georgette,al contrario, è fredda, egocentrica, brillante, distaccata, superba; Ethan, infine, è superficiale, sbadato, passionale, irrazionale.
“Il piano di Maggie – A cosa servono gli uomini”, un film che non si dimentica e che pone diverse riflessioni sulla vita e che specula su come va il mondo, tratto dal romanzo Karen RinaldiA cosa servono gli uomini”, è stato presentato al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2016 e al Toronto Film Festival 2015, al New York Film Festival 2015 e al Sundance Film Festival 2016.
Filmografia
Angela (1995), Personal Velocity (2002), La storia di Jack e Rose (2005), The Privat Lives of Pippa Lee (2009).
Francesco Giuliano

Al via la XXII edizione della Rassegna di Cinema restaurato “Narni. Le vie del Cinema”

Dall’11 al 16 luglio 2016 Narni (TR) ospiterà la XXII edizione di “Le vie del cinema”, la Rassegna di cinema restaurato, diretta da Giuliano Montaldo e Alberto Crespi e organizzata per iniziativa del Comune di Narni con la collaborazione della Cineteca di Milano, Fondazione Cineteca di Bologna, Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, Rai Cinema, Lucky Red. L’ingresso è gratuito.
Come ogni anno, anche questa edizione sarà ricca di film di recente recupero proiettati ogni sera sotto le stelle, a partire dalle 21.00 sul grande schermo allestito nel Parco del Pini di Narni Scalo, e presentati da ospiti illustri. Questa  edizione XXII di “Le vie del cinema”, celebra la grande stagione della commedia all’italiana.

È tempo di compleanni, di ricorrenze e di memorie. L’8 giugno 2016 è stato il centenario della nascita di Luigi Comencini. Il 23 dicembre, sempre del 2016, sarà il centenario della nascita di Dino Risi. Parte da questi due grandi registi il programma di Le vie del cinema, che vuole celebrare con alcuni dei loro film meno noti. Uno di essi, e questo di lunedì mattina, è un titolo pressoché dimenticato e inedito in Italia: un film che Comencini girò in Germania nel 1959. Le vie del cinema lo presenterà in copia originale con sottotitoli, nel restauro realizzato dalla Cineteca di Milano della quale Comencini fu uno dei fondatori. Per l’occasione l’attore Franco Longobardi presenterà in anteprima assoluta un estratto del suo film di montaggio realizzato in collaborazione con la Cineteca Italiana di Milano, Comencini amore e fantasia, dedicato al doppiaggio nei film di Comencini (che, al pari di suoi illustri colleghi come Fellini e Pasolini, concepiva il doppiaggio come una fase fortemente “creativa” dei film e doppiava spesso attori, anche famosi, con voci di altri attori altrettanto importanti, con effetti spesso sorprendenti). Un accostamento proposto in voluta coincidenza con un film mai doppiato in italiano.
Proviene da Milano anche La valigia dei sogni, sempre di Comencini, film realizzato nel 1953, lo stesso anno di “Pane amore e fantasia”: nell’occasione il conduttore televisivo Simone Annicchiarico e l’autore Alessandro Boschi, assieme ad Alberto Crespi, ricorderanno come il film abbia dato il titolo a una gloriosa trasmissione tv, dedicata alle storie e ai luoghi del cinema, andata in onda per anni su La7. E come nella trasmissione tv, i tre racconteranno aneddoti e curiosità sul film.
Di Dino Risi sarà proposto Il segno di Venere, con un cast strepitoso nel quale spiccano Franca Valeri (anche sceneggiatrice), Sophia Loren, Alberto Sordi, Vittorio De Sica e Peppino De Filippo, alla presenza del figlio Marco Risi, importante regista già ospite de Le vie del cinema quando la città di Narni intitolò una piazza al grande Dino. Sempre nel segno della commedia, quest’anno compie mezzo secolo L’armata Brancaleone di Mario Monicelli, vecchio amico del festival di Narni, che lo proporrà in chiusura: lo introdurranno il critico Steve Della Casa, autore del Castoro Cinema su Monicelli, e il grande italianista Giulio Ferroni che collegherà il film alla grande tradizione della letteratura cavalleresca. Ettore Scola, altro amico del festival, è invece scomparso lo scorso 19 gennaio. Le vie del cinema lo ricorderà con uno dei suoi film più importanti e profetici, La terrazza, una lucidissima analisi della crisi della sinistra storica, alla presenza di Giuliano Montaldo, collega e amico di Scola, e di Alberto Incrocci, figlio dello sceneggiatore Age. Non mancherà, anche quest’anno, la proposta del film internazionale restaurato che per questa 22^  edizione sarà: La città incantata, capolavoro del maestro giapponese del cinema d'animazione, Hayao Miyazaki (restauro digitale a cura della Lucky Red, che distribuisce in Italia i film del grande regista) scelto per aprire la manifestazione. Lo presenterà Andrea Occhipinti, produttore e distributore, nonché fondatore della Lucky Red.
Questo il programma: 
Lunedì 11 luglio ore 21:00 – “La città incantata” di Hayao Miyazaki, Giappone, 2001, animazione.
Martedì 12 luglio ore 21:00 - Proiezione (Durata 15 minuti circa) in anteprima di un estratto del film di montaggio “Comencini amore e fantasia - Gli Invisibili Grandi Attori che hanno dato Voce al Cinema di Comencini” di Franco Longobardi.
La Fondazione Cineteca Italiana, nella ricorrenza del centenario della nascita del Maestro del Cinema Italiano Luigi Comencini, ha realizzato un docu-film antologico diretto da Franco Longobardi e dedicato a due speciali categorie d'interpreti dei suoi film: i bambini e i doppiatori. In esso viene rivelata una delle particolarità meno note della sua produzione cinematografica: la partecipazione “invisibile” di celebri volti del grande e del piccolo schermo, selezionati da Comencini stesso per vestire occasionalmente gli inusuali panni del doppiatore.
Si scopre quindi che dietro alcuni celebri attori del calibro di Gian Maria Volontè, Adolfo Celi, Sophia Loren, Gastone Moschin, Antonio Cifariello, Bette Davis, George Chakiris, Silvana Pampanini, Vittorio Gassman, si nascondono le recitazioni vocali di altrettanto importanti interpreti italiani. Infine si rende omaggio ad alcune personalità predilette da Comencini, valorizzate nel doppio ruolo di attori e doppiatori, come Nino Manfredi, Marisa Merlini, Gigi Reder e altri.
Poi sarà proiettata la versione originale di “E questo di lunedì mattina” di Luigi Comencini - Germania, 1959
Mercoledì 13 luglio ore 21:00 – “Il segno di Venere” di Dino Risi, Italia, 1955.
Giovedì 14 luglio ore 21:00: “La valigia dei sogni” di Luigi Comencini, Italia, 1953.
Venerdì 15 luglio ore 21:00: “La terrazza” di Ettore Scola, Italia/Francia, 1980.
Sabato 16 luglio ore 21:00: “L’armata Brancaleone” di Mario Monicelli, Italia, 1966.
Nel contempo, per i più piccoli ci sarà: La 4^ edizione del “Cinema Animato restaurato”. Ogni sera, alle 21.30, all’interno di un’ala del Parco dei Pini a Narni Scalo i più piccoli potranno vedere sul grande schermo i classici Disney in versione restaurata: Lunedì 11 luglio - La Carica dei 101 (1961) diretto da Wolfgang Reitherman, Hamilton Luske e Clyde Geronimi. 
Martedì 12 luglio -Cenerentola (1950) diretto da Wilfred Jackson, Hamilton Luske e Clyde Geronimi.
Mercoledì 13 luglio - Il libro della giungla (1967) diretto da Wolfgang Reitherman. Giovedì 14 luglio - La bella e la bestia (1991) diretto da Gary Trousdale e Kirk Wise. Venerdì 15 luglio - Gli Aritogatti (1970) diretto da Wolfgang Reitherman.
Sabato 16 luglio - Il re leone (1994) diretto da Roger Allers e Rob Minkoff.
(Estratto e-mail da L. Viti e  L. Delle Fratte)

mercoledì 29 giugno 2016

“Life” o il dramma di un giovane ‘ribelle senza causa’

Titolo: Life
Regia: Anton Corbijn
Sceneggiatura: Luke Davies
Produzione Stato: Canada, Australia, Germania 2015

Cast: Robert Pattinson, Dane DeHaan, Joe Edgerton, Alessandra Mastronardi, Stella Schnabel, Ben Kingsley, Kristen Hager, Kelly McCreary, Ania Savcic, Michael Therriault, Sara Waisglass, Kristian Bruun, Allison Brennan, […]


“Life” descrive l’ultimo anno di vita di un attore giovane morto a ventiquattro anni, James Dean (Dane DeHaan), il quale pur avendo fatto pochi film è passato alla storia del Cinema come nessun altro, perché il suo modo di essere, nel contempo, confuso, romantico, anticonformista, insofferente, ‘ribelle senza causa’ (con riferimento al libro omonimo dello psichiatra Robert Lidner del 1944), nostalgico, lo ha fatto diventare un’icona indelebile e quasi sacra. Per certi aspetti James Dean rappresenta il prototipo del ribelle della Beat Generation, di cui è stato ‘manifesto’ il celebre e tanto amato libro di Jack Kerouac “On the Road” (1951). Questo romanzo, che ricalca il modo di agire e di pensare di Dean, è basato sul valore dell’amicizia e sulle delusioni dell’amore, sulla ricerca continua del sé e del senso della vita, sul bisogno di rivoltarsi contro il conformismo, sul “cambiamento che avanza”. Ma che riproduce anche il modo di essere dell’attore, caratterizzato soprattutto da una profonda nostalgia, dal dolore del ritorno al passato, dall’infelice passaggio dalla gioventù all’età adulta. In effetti, un ‘ritorno alla casa’ tanto bramato, a Fairmount, in Indiana, che lo aveva visto nascere e crescere, per godere del tempo spensierato e ricco di sogni, del sacro ricordo dell’affetto della madre e del rimpianto delle cose perdute per sempre, rappresenta il suo rifiuto al cambiamento perché “si sente nell'aria, le cose cambiano!”

Era il1955. James Dean aveva terminato di interpretare Cal Trask nel film “La valle dell’Eden diretto da Elia Kazan e si preparava ad interpretare magistralmente Jim Stark in  “Gioventù bruciata” (Rebel Without a Cause) di Nicholas Ray, quando conobbe il fotografo Dennis Stock (Robert Pattinson), di cui diventò grande amico.  Questi, guidato da uno spiccato intuito, capì sin da subito la peculiarità di carattere di Dean e la sua bravura di attore e gli propose di fotografarlo proponendogli la pubblicazione delle foto sulla famosa rivista “Life” perché “La fotografia è un bel modo per dire, io c'ero tu c'eri ...”.Ciò avrebbe consentito sia a Stock che a Dean anche di farsi conoscere e progredire nella carriera.
Mai titolo di film fu più azzeccato di “Life” che, oltre a fare riferimento alla famosa rivista statunitense dove il fotografo Dennis Stock (Robert Pattinson) pubblicò le foto di James Dean, è un termine che nella lingua inglese significa “vita”, quella vita che Dean voleva vivere intensamente rifuggendo dalle messe in scena futili e banali e da un becero conformismo alimentato dall’opportunismo e dall’assenza di sincerità nei comportamenti individuali. Egli, infatti, voleva cogliere la bellezza della vita, attimo per attimo, perché, come scriveva Kerouac, “… nessuno sa ciò che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventare vecchi”, “… cosa avesse avuto in mente Dio quando aveva fatto la vita così triste” e “… che la vita è una cosa seria  e che c’è chi cerca di ricavarne qualcosa di decente invece di fare il coglione a tempo pieno”. James Dean voleva vivere in piena libertà “nella musica, nell’arte, ovunque”, senza costrizioni, senza formalità, senza che nessuno gli dicesse cosa dovesse fare e a quali impegni non mancare, rifuggendo da titoli onorifici, dato che proveniva da una famiglia di quaccheri, e così come gli aveva insegnato la sua cara madre.
Nel film, accanto a Robert Pattinson e Dane DeHaan con le loro brillanti, significative ed emozionanti interpretazioni, hanno recitato l’attraente e fascinosa Alessandra Mastronardi nella parte di Anna Maria Pierangeli, il solo e unico amore della vita di Dean, la quale però gli procurò un grande dispiacere avendolo lasciato in tronco senza motivo, e  Ben Kingsley che ha interpretato Jack Warner, cofondatore della casa cinematografica Warner Bros.
“Life” è un film da vedere sia perché descrive magnificamente la biografia di un mitodel cinema, James Dean, nella parte più significativa della sua vita sia perché riproduce la storia del cinema statunitense nei primi anni cinquanta ai tempi della Beat Generation.
È stato presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino 2015.

Filmografia
Control (2007), Linear (2009), The American (2010), La spia – A Most Wanted Man (2014).
Francesco Giuliano