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martedì 25 aprile 2017

“La tenerezza” mette a nudo l’intima richiesta di questo sentimento, oggi, assente nella vita reale

Titolo: La tenerezza
Regia: Gianni Amelio
Soggetto: Lorenzo Marone
Sceneggiatura: Gianni Amelio
Musiche: Franco Piersanti
Produzione Paese: Italia 2017

Cast: Renato Carpentieri, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Arturo Muselli, Giuseppe Zeno, Maria Nazionale, Enzo Casertano, […]
“La tenerezza” di Gianni Amelio è un film tratto dal romanzo “La tentazione di essere felici” (Longanesi, 2015) di Lorenzo Marone, che approfondisce appunto il tema su questo sentimento che gli dà il titolo. Il film, che si svolge nella Napoli  frenetica, caotica, pullulante di gente e di traffico, borghese ma a contatto con l’ambiente proletario, descrive la storia di Lorenzo (Renato Carpentieri), un vecchio avvocato vedovo che, in rotta con i suoi due figli, Saverio (Arturo Muselli) e Elena (Giovanna Mezzogiorno), vive nella sua casa da solo. Attraverso il cortile interno, Lorenzo, un giorno, per caso, conosce Michela (Micaela Ramazzotti), una giovane affabile che gli mostra subito tenerezza, e suo marito Fabio (Elio Germano), un ingegnere impulsivo ma facilmente irritabile. Una coppia come tante altre serena o, almeno, tale appare a Lorenzo che instaura con ambedue, sin da subito, un rapporto empatico forse a causa della solitudine o di qualcosa che gli manca a livello inconscio. Sarà probabilmente la tenerezza, sentimento che, come afferma il regista è sfaccettato, qualcosa di cui spesso ci si vergogna, qualcosa che si omette per paura che venga scambiata per debolezza …. ma al tempo stesso è un’emozione che non va dilapidata, e concessa solo quando è autentica. 
La tenerezza, infatti, in senso sia metaforico che reale è una mano che ne cerca un’altra, che l’afferra e la stringe con forza genuina e sincera; la tenerezza è un sorriso spontaneo, è un compiacimento franco, è un complimento schietto, è come tenere la mano di un bambino per proteggerlo, è un sentimento sublime che fa cogliere la bellezza che è nell’essere umano, che ci fa uscire dalla solitudine e ci apre la porta incantevole del mondo e della sua ancestrale naturalezza.
Oggi, purtroppo, con la vita frenetica che conduciamo quotidianamente, siamo distratti e non riusciamo a fermarci per cogliere l’attimo, per apprezzare così la bellezza che ci sta intorno e per mantenere e nutrire quei rapporti affettivi di cui abbiamo bisogno fisiologicamente e psicologicamente. Non c’è distensione nei rapporti interpersonali, non si dialoga, c’è il silenzio attorno a noi in una società rumorosa, e c’è anche il pregiudizio che genera fraintendimenti a volte molto deleteri fino al punto che crea delle forze repulsive interpersonali senza ritorno. Ciò è quel che capita a Lorenzo nel rapporto difficile con i figli, soprattutto con la figlia Elena. Soltanto con i bambini egli riesce a instaurare subito rapporti empatici in quanto in loro c’è spontaneità e naturalezza. Lorenzo, infatti, riesce a tirare fuori tutta la sua tenerezza con il figlio di Michela e Fabio, con cui si fa delle passeggiate tenendolo per mano, e, via via, riesce a fare emergere il suo rimpianto per gli errori fatti nel passato anche a causa del suo orgoglio.
La tenerezza, dunque, è il sentimento protagonista di questo film, profondo e sottile, molto realista, di Gianni Amelio che ha scelto attori molto bravi, Renato Carpentieri, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno e Micaela Ramazzotti, i quali hanno saputo dare più slancio personale ai rispettivi protagonisti cogliendone a fondo l’essenza e la perspicacia. E, non è un caso, che, abbia scelto anche Carpentieri che lo volle protagonista in “Porte aperte” (1990) e la Mezzogiorno, per descrivere magnificamente il confronto-scontro tra due generazioni, quella dei padri e quella dei figli. Due generazioni che non dialogano, ma con la speranza che soltanto con la tenerezza possano ritornare a incontrarsi proficuamente.

Filmografia
Colpire Al cuore (1983), I ragazzi di via Panisperna (1988), Porte aperte (1990), Il ladro di bambini (1992), Lamerica (1994), Così ridevano (1998), La terra è fatta così (2000), Le chiavi di casa (2004), La stella che non c’è (2006), Il primo uomo (2011), Felice chi è diverso (2014).
Francesco Giuliano

venerdì 21 aprile 2017

“Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”, una commedia briosa che lascia il respiro in sospeso

Titolo: Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse
Titolo originale: Demain tout commence
Regia: Hugo Gélin
Sceneggiatura: Hugo Gélin, Mathieu Oullion, Jean-André Yerles
Produzione Paese: Francia, UK 2016

Cast: Omar Sy, Clémence Poésy, Antoine Bertrand, Gloria Colston, Ashley Walters, Raphael Von Blumenthal, Clémentine Célarié, Anna Cottis, Raquel Cassidy, Karl Farrer, Susan Fordham, Phelim Kelly,  David Lowe, Attila G. Kerekes, Richards Banks, John Heartstone, […]
Quel che succede a Samuel (Omar Sy), protagonista di questo interessante film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse” , è realistico anche se non augurabile a tutti quei giovani di bell’aspetto come lui, che si godono a trecentosessanta gradi la vita divertendosi per l’intero giorno e spassandosela con le donne, senza porsi il problema delle responsabilità che essa presenta o potrà presentare. L’imprevisto è sempre a portata di mano. Un bel giorno, infatti, Samuel si trova tra le braccia una bambina di tre mesi, Gloria (Gloria Colston), che gli viene mollata da una ragazza londinese, Kristin (Clémence Poésy), convinta – si fa per dire - che sia lui il padre, dicendogli Lei si chiama Gloria... è tua figlia!”
Da quel momento, la vita per Samuel cambia completamente. Come si sa, però, “non tutto il male è male e non tutto il bene è bene” perché Samuel, andando a Londra alla ricerca di Kristin per restituirle la bambina, incontra Bernie (Antoine Bertrand), un produttore cinematografico gay che, attratto dalla possanza fisica del giovane, gli propone il lavoro di stuntman, “un mestiere d’oro, con cui si fanno tanti soldi”, cioè seimila sterline al mese. Ovviamente, Samuel obtorto collo è costretto ad accettare, in quanto è stato anche licenziato per avere abbandonato il posto di lavoro in Francia. Grazie a Bernie, con il quale instaura un vero rapporto d’amicizia, Samuel si inventa il mestiere di padre riuscendoci alla perfezione anche perché i lauti guadagni del lavoro di stuntman glielo permettono.
Tuttavia, dopo otto anni di assenza gli si presenta davanti Kristin che rivuole indietro la figlia e che, per questo, rende la vita a Samuel molto travagliata. Il resto non si può raccontare perché si toglierebbe il piacere della scoperta allo spettatore.
Il giovane regista Hugo Gélin dirige  “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse” [da non confondere con il film Una famiglia all’improvviso (People Like Us, 2012), di Alex Kurtzman] utilizzando continui colpi di scena, che vanno dal brioso al drammatico per ritornare all’allegro, e così via, attraverso un incessante e arguto dinamismo che, nel momento in cui sembra che si sia raggiunto uno stato di equilibrio, fa cambiare di botto tutto tenendo in sospeso l’attesa dello spettatore.
“Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse” in un primo momento appare come un film dei buoni sentimenti ma non lo è, perché al termine lascia l’animo dello spettatore in sospeso, così come del resto è la vita.
Ciò che appare significativo in questo film, in aggiunta a quanto detto, è sia l’amore che il regista, attraverso il protagonista Samuel, manifesta per la Francia, soprattutto quella del Sud, in particolare, cioè quella mediterranea, sia l’amore per la lingua francese, che è molto più viva di quella inglese, tant’è che Samuel manda Gloria a studiare francese, e lui stesso, in otto anni di permanenza a Londra, non ha mai imparato l’inglese.
E appare importante anche evidenziare la bravura di Omar Sy noto al grande pubblico grazie al film di sucecsso strepitoso "Quasi amici"(Intouchables, 2011) di Olivier Nakache e Eric Toledano. 
Francesco Giuliano

lunedì 17 aprile 2017

“Lasciati andare”, una commedia esilarante con Toni Servillo che mostra la sua grande versatilità istrionesca

Titolo: Lasciati andare
Regia: Francesco Amato
Sceneggiatura: Francesco Bruni
Musica: Andrea Farri
Produzione Paese: Italia, 2017

Cast: Toni Servillo, Veronica Echegui, Carla Signoris, Luca Marinelli, Pietro Sermonti, Carlo Luca Ruggieri, Valentina Carnelutti, Giulio Beranek, Vincenzo Nemolato, Giovanni Storti, […]
Francesco Amato dimostra di essere già un bravo regista perché dirige con eccellenti effetti e abile maestria questo suo terzo lungometraggio “Lasciati andare”, una commedia esilarante e travolgente resa ancor di più divertente per la presenza di quattro bravi attori come Toni Servillo, Veronica Echegui, Carla Signoris, Luca Marinelli, che dimostrano una grande versatilità interpretativa. Di questi eccellono, senza dubbio, sia Toni Servillo, nei panni di Elia Venezia, un anziano psicanalista ebreo che esprime l’essenza della sua professione insita nella frase “Nessuno ha mai parlato di guarire ... tutt'al più possiamo riflettere sui motivi della sua sofferenza!”, con cui risponde al suo cliente Pavido (Carlo Luca Ruggieri) perennemente sotto le grinfie del panico, sia Luca Marinelli che si elegge a vestire, con eccellenti risultati recitativi, i panni di Ettore, ancora una volta un delinquente rozzo, ignorante e arrogante, che non ha niente da invidiare allo spietato Zingaro del film “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015) di Gabriele Mainetti, ma che si distacca  notevolmente da Paolo, l’introverso protagonista del film “Il padre d’Italia” (2017) di Fabio Mollo. Due personaggi fluidi, istrioneschi, per certi aspetti dal carattere cangiante che, dimostrando di vivere in una società liquida di stampo ‘baumaniano’ e di lasciarsi influenzare da essa, tant’è che ben si adattano alle diverse situazioni in cui si vengono a trovare, divertono intelligentemente lo spettatore con inconsueto trasporto emotivo. Lo dimostra Elia Venezia che, da intellettuale spilorcio e vecchio professionista ormai esausto, si affida per problemi di linea e di salute alla spumeggiante  personal trainer Claudia (la spigliata attrice spagnola Veronica Echegui alla sua prima esperienza cinematografica italiana), ragazza madre di bassa levatura culturale ma ricca di genuini sentimenti. Da questo incontro-scontro Elia subisce una lenta metamorfosi, dovuta alla graduale infatuazione che Claudia, con la sua innata vitalità e il suo spirito irrefrenabile e travolgente, gli trasmette. Elia, infatti, da un iniziale comportamento distaccato dovuto alla sua appartenenza all’alta borghesia romana,“si lascia andare” in modo spregiudicato, anche se l’età ormai non glielo permette, perché la frequentazione di Claudia gli rende la vita piacevole e soggetta a continui cambiamenti e avulsa dai consueti schemi preconfezionati. Ciò lo porta a distaccarsi ancor di più dalla moglie Giovanna (Carla Signoris), da cui si è separato consensualmente ma non legalmente, con la quale ha diviso l’appartamento per risparmiare le spese processuali.
“Lasciati andare” è una metafora di questa nostra società travolgente, delirante, appassionata, incontenibile e in continua trasformazione, dimostrata dai protagonisti che non danno spazio a una salutare sosta che gli permetta di riflettere sul senso della vita. Soltanto, il susseguirsi di eventi casuali  positivi può permettere a  ciascuno di loro il ripristino del perduto equilibrio.
La sceneggiatura frenetica e piacevole,scritta da un professionista molto bravo e di successo come Francesco Bruni, assieme alle musiche scelte da Andrea Farri, ben si adatta a descrivere in modo armonico e plastico i diversi tratti divertenti di questa storia, come tante storie dei nostri giorni, senza soluzione di continuità.
Filmografia
Ma che ci faccio qui (2006), Cosimo e Nicole (2011).
Francesco Giuliano

giovedì 13 aprile 2017

“La vendetta di un uomo tranquillo” mostra come il male fatto si ritorca su colui che lo ha commesso

Titolo: La vendetta di un uomo tranquillo
Titolo originale: Tarde para la ira
Regia: Raùl Arévalo
Sceneggiatura: Raùl Arévalo, David Pulido
Produzione Paese: Spagna, 2016

Cast: Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Diaz, Alicia Rubio, Manolo Solo, Font Garcia, Pilar Gomez, Raùl Jiménez, Chani Martin, Inma Sancho, Ramiro Aklonso, […]

L’attore Raùl Arévalo,  alla sua prima opera come regista, dirige un film molto bello e coinvolgente che è difficile da raccontare, perché la bellezza del film è insita proprio nella trama interessante e straordinaria. Lo spettatore, infatti, ne deve sbrogliare la trama passo dopo passo, partendo dalla vita flemmatica e fiacca di un uomo solitario, introverso e tranquillo, almeno apparentemente, che via via manifesta una intrinseca determinazione non indifferente e singolare. Si chiama José (Antonio de la Torre), è single e vive con i proventi ricavati da diverse abitazioni date in affitto a Madrid. Ogni giorno José si reca in ospedale ad accudire il padre che si trova in coma profondo. E ogni giorno frequenta un bar, dove si infatua di Ana (Tuth Diaz), con la quale instaura una relazione amorosa che, però, si interrompe non appena Curro (Luis Callejo), il fidanzato della ragazza, viene liberato dopo otto anni di carcere.
Curro, un uomo violento soprattutto con Ana, era stato l’unico a subire il carcere perché complice di una rapina a una gioielleria effettuata direttamente da quattro rapinatori che, però, se l’erano fatta franca.
Ovviamente tra Curro e José, sin dal primo incontro, a causa dei loro caratteri antitetici, emerge subito la mancanza di simpatia e l’impossibilità di instaurare una relazione amichevole.
Tutto ciò rappresenta l’incipit della storia che parte da una situazione, a prima vista, quieta ma che, grazie a un “effetto farfalla” con un susseguirsi di eventi di entità viepiù sempre più grande, diventa movimentata e dinamica con sviluppi inaspettati e imprevedibili. Situazione che viene rinvigorita e resa ancor di più travolgente da un’eccellente fotografia calzante  e pertinente e da una musica prorompente.
C’è un proverbio siciliano che recita “nun scungicari u cani ca dormi” nel senso di non molestarlo o di non recargli gravi angosce, perché se il cane si sveglia aggredisce e fa male. In questo caso, il cane che dorme è José che, con le sue azioni dimostra che il male fatto si ritorce, come un boomerang, su chi lo ha commesso.
“La vendetta di un uomo tranquillo” è un film ben diretto dai connotati prettamente realistici, la cui sceneggiatura mostra aspetti peculiari e originali tant’è che non lascia spazio a conclusioni avventate e tiene in continua attesa lo spettatore.
Il film ha partecipato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2016, ottenendo il premio Orizzonti per la migliore interpretazione femminile a Ruth Diaz, e ha conquistato quattro premi (Miglior film, Migliore attore esordiente a Manolo Solo, Miglior regista esordiente a Raùl Arévalo, Migliore sceneggiatura) al Premio Goya 2017, cinque premi al Premio Feroz 2017 e cinque premi al Medallas del Circulo de Escritores Cinematograficos.
Francesco Giuliano

venerdì 31 marzo 2017

“Il permesso – 48 ore fuori”, quattro storie di ordinaria criminalità tra passato e futuro

Titolo: Il permesso – 48 ore fuori
Regia: Claudio Amendola
Soggetto: Giancarlo De Cataldo
Sceneggiatura: Claudio Amendola, Giancarlo De Cataldo, Roberto Jannone
Musiche: Paolo Vivaldi
Produzione Paese: Italia, 2017

Cast: Luca Argentero, Claudio Amendola, Giacomo Ferrara, Valentina Bellè, Antonino Iuorio, Valentina Sperli, Ivan Franek, Alessandra Roca, Simone Liberati, Massimo De Santis, Silvia Degrandi, Stefano Rabatti, Andrea Carpenzano, […]


Conoscendo, metaforicamente parlando, Giancarlo De Cataldo, scrittore, saggista e autore di molti testi teatrali e televisivi, ma meno conosciuto come  giudice presso la Corte d’Assise, che ha scritto il soggetto di questo bel film “Il permesso – 48 ore fuori”, si può stare sicuri del greve realismo dei fatti ivi raccontati. Fatti che riguardano quattro detenuti in permesso di uscita per 48 ore dal carcere di Civitavecchia, così come avveniva durante la leva militare, ognuno con una propria storia alle spalle da cui è difficile liberarsi. Quattro storie diverse e slegate tra di esse, infatti, che si snodano passo dopo passo nei rispettivi ambienti di provenienza, e immergono lo spettatore in un vortice appassionante e intrigante senza soluzione di continuità: Donato (Luca Argentero) e Luigi (Claudio Amendola)  provengono da ambiti di criminali professionisti anche se diversi, mentre Angelo (Giacomo Ferrara) e Rossana (Valentina Bellè) sono finiti in carcere per bravate causate dalla loro immaturità giovanile. Donato, un ex pugile costretto per campare a incontri clandestini, si mostra pensieroso e rabbioso e va a cercare la moglie obbligata a fare la prostituta da Sasà (Antonino Iuorio), un altro pericoloso malvivente. Luigi,un boss molto rispettato prima che finesse in carcere, invece, si mostra apparentemente tranquillo e va a trovare la moglie Rota (Alessandra Roca) e il figlio. Angelo non ha nessun parente e va in permesso per godere di un po’ di libertà. Rossana, una bellissima ragazza amante delle scarpe con i tacchi alti e proveniente da una famiglia dell'alta borghesia romana, ritorna a casa per respirare un po’ di affetto materno che non ha mai avuto. Per un evento casuale le vite di Angelo e Rossana si intrecciano in maniera inaspettata tessendo una trama sentimentale degna di nota e di grande rispetto.
“Il permesso – 48 ore fuori” è diretto in modo magistrale da Claudio Amendola, alla sua seconda esperienza come regista dopo “La mossa del pinguino” (2013), il quale, senza dilungarsi troppo nella storia dei quattro protagonisti ma, puntando sulle questioni essenziali di ciascuno di essi, riesce a coinvolgere per l’intera durata lo spettatore, emozionandolo. Tutto ruota e si svolge, infatti, attorno a due parole che hanno un significato profondo nella vita dell’uomo: l’amore e la speranza. Due adulti, Donato e Luigi, che rappresentano il passato da cui non si possono liberare e, spinti dall’amore, si trovano dentro un vortice da cui non possono uscire, e due giovani, Angelo e Rossana, che rappresentano il futuro, e che, trasportati anche loro dallo stesso sentimento sublime, danno spazio con i loro pregi e i loro difetti alla speranza di una vita migliore.
Determina un effetto formidabile sullo spettatore la descrizione sentimentale dei giardini che Angelo fa a Rossana in un mondo fatto di violenza e privo di valori, da cui emerge un contrasto tra bene e male veramente sui generis. E poi c'è la musica di un’armonica in alcuni tratti violenti e di grande suspense che fa pensare ai film western del grande regista Sergio Leone.
Filmografia
La mossa del pinguino (2013).
Francesco Giuliano

martedì 28 marzo 2017

“Slam – Tutto per una ragazza”, un film per adolescenti che coinvolge e sconvolge

Titolo: Slam – Tutto per una ragazza
Regia: Andrea Molaioli
Soggetto: Nick Homby
Sceneggiatura: Andrea Molaioli, Francesco Bruni, Ludovica Rampoldi
Musiche: Teho Teardo
Produzione Paese: Italia 2016

Cast: Ludovico Tersigni, Barbara Ramella, Jasmine Trinca, Luca Marinelli, Fiorenza Tessari, Pietro Ragusa, […]

“Slam – Tutto per una ragazza” è un film tratto dal Best Seller “Tutto per una ragazza” (2007) di Nick Hornby, edito in Italia da Guanda (2008), il cui titolo originale è “Slam”. Questo nome indica uno di quei movimenti caratteristici di chi pratica lo skate e che vuole essere, al tempo stesso, una metafora delle vicende che accadono al protagonista del film Samuele (Ludovico Tersigni), un adolescente di sedici anni che sogna di diventare un grande skater come Tony Hawk. Tant’è che Samuele tiene appeso alla parete un grande poster che raffigura questo campione, col quale dialoga e dal quale vuole ricevere diverse risposte. Non solo. Dopo il diploma Samuele vuole recarsi in California per un anno a fare pratica di skateboard e diventare anche lui un campione, il sogno della sua vita. Non vuole fare la fine della madre (Jasmine Trinca) che lo ha partorito all’età di sedici anni in un rapporto sessuale con chi diventerà suo padre (Luca Marinelli).
Una sera Samuele accompagna ad una festa la madre, dove conosce Alice (Barbara Ramella), una bellissima ragazza coetanea della quale diventa amico e con la quale ha anche diversi rapporti sessuali. Ad un tratto, consapevole dei rischi che corre, Samuele decide di lasciarla, ma in quel momento Alice gli confida di essere rimasta incinta. Samuele preso da sconforto, perché sa le conseguenze a cui andrà incontro avendo commesso lo stesso errore della madre, fugge, ma a causa di un arresto che subisce per caso viene ripescato dalla madre. Purtroppo gli errori si pagano e Samuele è costretto a ritornare a casa, dove però, dopo un momentaneo scoraggiamento, riprende lo skateboard che gli dà quella voglia di fare che aveva prima.
“Slam – Tutto per una ragazza”, presentato al Torino Film Festival 2016, è un film per tutti, ma indicato soprattutto agli adolescenti perché affronta il problema della maternità in un’età in cui ci si crede immortali, si sogna il futuro e si ha tutta la vita davanti. È un film coinvolgente per gli adolescenti ma sconvolgente per i genitori.
Filmografia:
I diari della Sacher: Bandiera Rossa e Bandiera Nera (2001), Vieni a casa mia (2007), La ragazza del lago (2007), Il gioiellino (2011).
Francesco Giuliano

sabato 25 marzo 2017

“Elle” o l’apologia di una donna perversa e cinica

Titolo: Elle
Regia: Paul Verhoeven
Sceneggiatura: David Birke
Soggetto: Philippe Djian
Produzione Paese: Francia, Belgio, Germania, 2016

Cast: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Cosigny, Charles Berling, Virginie Efira, Judith Magre, Christian Berkel, Jonas Bloquet, Vimala Pons, Alice Isaaz, Stéphane Bak, Raphael Lenglet, Arthur Mazet, Lucas Prisor, Hugo Conzelmann, […]
“Elle” è proprio “Lei”, Michèle Leblanc (Isabelle Huppert), la protagonista di questo coinvolgente film, da una parte inquietante dall’altra anche piacevole, che lascia l’amaro in bocca per la descrizione della vita di questa donna amorale, asettica, ostinata, cinica, imperturbabile, priva di sentimenti, dispettosa, violenta nel suo modo di pensare e di agire che, nella sua corporea esilità, domina su tutto e su tutti senza muovere ciglia e senza cambiare espressione del viso. Si comporta come se agisse per soddisfare soltanto i suoi bisogni. È orientata più verso “l’avere” che verso “l’essere”, tant’è che non si chiede neppure cosa sia il senso della vita. Non possiede un briciolo di alterità né punti di riferimento che la possano orientare positivamente nella vita. In definitiva, Michèle è una donna talmente pericolosa che bisogna augurarsi di non incontrare mai nella vita una persona come lei. Il suo egoismo si manifesta a trecentosessanta gradi ed esprime una grande voglia di sesso per soddisfare il suo bisogno momentaneo carnale. Michèle, madre, figlia, moglie e puttana nel contempo, in tutto quello che fa non manifesta nessun sentimento avendo soltanto una completa assenza di valori umani e agisce per averla sempre vinta su tutto. Si può immaginare che Michèle sia l’espressione metaforica della società moderna perché ne esprime interamente i connotati. Lei vive, infatti, in un mondo che è il nostro mondo, perverso, cinico, violento, un mondo che ha perso il senso della fede, dove la chiesa cattolica dimostra la sua incapacità a cambiarlo.
Michèle, proprietaria di un’azienda che produce videogames e che amministra argutamente con l’unica sua amica del cuore Anna (Anne Cosigny), una sera mentre sta a casa dove abita da sola, viene violentata con sfrenata bestialità da uno sconosciuto mascherato, che irrompe inaspettatamente e brutalmente attraverso una delle finestre. Ogni essere umano avrebbe reagito e denunciato l’accaduto alla polizia. Michèle, invece, rimane impassibile e, una sera mentre si trova in un ristorante, si limita a esternare l’accaduto all’ex marito Richard (Charles Berling), all’amica Anna e al marito di costei Robert (Christian Berkel). Ne parla con grande disinvoltura e senza mostrare la minima preoccupazione. L’unica cosa che fa è quella di indagare in modo capillare e perverso sia tra i suoi dipendenti che tra le persone che frequenta e che conosce, al fine di scoprire chi sia quello sconosciuto.

"Elle" è un film thriller, tratto dal romanzo “Oh …” (2012) di Philippe Djian, ben diretto, in cui il regista Paul Verhoeven manifesta ancora una volta il suo carattere provocatorio e satirico con la giusta punta di erotismo, che utilizza come strumento per manifestare il suo modo di interpretare la realtà.
Tra gli svariati premi, “Elle”  ha avuto la candidatura alla Migliore attrice protagonista Isabele Huppert al Premio Oscar 2017, due premi Golden Globe 2017 (Miglior film straniero e Migliore attrice) e due Premi Cesar 2017 (Miglior film  e Migliore attrice protagonista).

Filmografia
Gli strani amori di quelle signore (1971), Fiore di carne (1973), Kitty Tippel … quelle notti passate sulla strada (1975),  Spewtters (1980), Il quarto uomo (1983), L’amore e il sangue (1985), Robocop (1987), Atto di forza ( 1990), Basic Instinct (1992), Showgirls (1995), Starship Troopers – Fanteria dello spazio (1997), L’uomo senza ombra (2000), Black Book (2006), Steekspel (2012).

Francesco Giuliano