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giovedì 16 marzo 2017

“Rosso Istanbul”o sul ritorno al passato per vivere i ricordi di ciò che non c’è più

Titolo: Rosso Istanbul
Titolo originale: İstanbul Kırmızısı
Regia: Ferzan Özpetek
Soggetto: Ferzan Özpetek dal sul libro omonimo
Sceneggiatura: Gianni Romoli, Ferzan Özpetek, Valia Santella
Produzione Paese: Turchia, Italia, 2017
Musiche: Giulianio Taviani, Carmelo Travia

Cast:Halit Ergenc, Nejat Isler, Mehmet Günsur, Giğdem Selisik Onat, Tuba Büyüküstün, Serra Yilmaz, Zerrin Tekindor, Ayten Gökcer, Ipek Bilgin, [...]
Il film “Rosso Istanbul”, ispirato all'omonimo romanzo (2013) di Ferzan Özpetek, parla del ritorno a Istanbul dello scrittore Orhan Sahin (Halit Ergenc) dopo diversi anni di permanenza a Londra. Il suo rientro in patria è dovuto all’aiuto che deve offrire all’unico amico della sua vita, il regista Deniz Soysal (Nejat Isler), che deve terminare di scrivere il suo primo romanzo. Orhan si ritrova, ovviamente, a guardare i luoghi dove è nato e a rivivere i luoghi dove è cresciuto, che gli procurano una grande nostalgia del passato. Partecipando a convivi e incontri con gli amici e i familiari di Deniz, soprattutto con la bella Neval (Tuba Büyüküstün) e il chiomato e impenetrabile Yusuf (Mehmet Günsur), egli rivive tristi ricordi lontani che aveva rimosso dalla sua memoria. La misteriosa scomparsa di Deniz porta Orhan a ricercare l’amico che risulta introvabile e in questa ricerca si trova a investigare su di sé scoprendo quei sentimenti che aveva dimenticato del tutto e che ora riaffiorano veementemente. La passione, allora, emerge in Orhan, come il cielo della città che si fa rosso, e il suo animo, costretto ormai alla solitudine per la scomparsa dell’amico, viene colto da irrequietezza che può essere sedata solo attraversando a nuoto il Bosforo.
Il film appare monotono, slegato, in alcuni tratti anche incongruente, e di difficile lettura; annoia e delude lo spettatore che esce dalla sala cercando di trovarne  una spiegazione valida conseguente alla trama. Dopo i molteplici successi ottenuti dai suoi precedenti film a partire da “Le fate ignoranti” a “La finestra di fronte” fino al più recente “Allacciate le cinture”, “Rosso Istanbul”,  non è tra le migliori pellicole del bravo regista che, in questo caso lavorando dentro casa, ha usato soltanto attori turchi.
Filmografia
Il bagno turco (1997), Harem Suare (1999), Le fate ignoranti (2001), La finestra di fronte (2003), Cuore sacro (2004), Saturno contro (2007), Un giorno perfetto (2008), Mine vaganti (2010), Magnifica presenza (2012), Allacciate le cincture (2014).
Francesco Giuliano

sabato 11 marzo 2017

“Moonlight” indaga sulla vita introspettiva di un nero dall’infanzia alla maturità

Titolo: Moonlight
Regia: Barry Jenkins
Soggetto: Tarrell Alvin McCraney dall’opera In Moonlight Black Boys Look Blue
Sceneggiatura: Barry Jenkins
Musiche: Nicholas Britell
Produzione Stato: USA 2016

Cast: Trevante Rhodes, André Holland, Janelle Monàe, Ashton Sanders, Jharrel Jerome, Alex Hibbert, Jaden Piner, Naomie Harris, Mahershala Ali, Patrick Decile, […]
 “Moonlight”  racconta la storia di Chiron, un uomo nero gay a partire dalla sua infanzia, la cui “pelle sotto i raggi della luna diventa blu”, tant’è che la narrazione è tratta dall’opera teatrale “In Moonlight Black Boys Look Blue” di Tarrell Alvin McCraney.
Il film, con attori tutti neri, è suddiviso in tre capitoli disposti in ordine cronologico:
“i. Piccolo” è il soprannome di Chiron che gli veniva dato quando ancora era un bambino (Alex Hibbert) taciturno, timido e timoroso, che si chiedeva e chiedeva cosa volesse significare essere chiamato “frocio”, “una parola usata per offendere un gay”.
“ii. Chiron” quando, diventato adolescente (Ashton Sanders), scoprì di essere gay in un incontro passionale con un suo compagno di scuola Kevin (Jharrel Jerome), in riva al mare sotto i riflettori della luna.
“iii. Black” quando Chiron, ormai già adulto (Trevante Rhodes), andava inconsapevolmente alla ricerca del suo primo amore Kevin (André Holland).

Chiron vive in un ambiente degradato dove i bulli “la fanno da padroni” e la droga circola liberamente senza impedimento. In aggiunta, vive solo con sua madre Paula (Naomie Harris), che si droga e che, quando si prostituisce per tirare a campare, lo butta fuori di casa.
Un giorno Chiron, per sfuggire alla violenza di alcuni bambini prepotenti, incontra Juan (Mahershala Ali), uno spacciatore di droga che lo prende a ben volere e lo porta a casa sua, dove viene accolto amorevolmente da Teresa (Janelle Monàe), la bella e affabile compagna di Juan.
Qui, Chiron trova l’amore, l’affetto e la tranquillità che la madre non riesce ad manifestargli a causa del suo stato disagiato e manifestamente esecrabile, e per niente educativo. E, al tempo stesso, Chiron vede in Juan la figura paterna che egli non ha e che gli dà degli insegnamenti come questo: “A un certo punto dovrai decidere da solo chi vuoi diventare. Non lasciare che qualcuno decida per te”, che egli recepisce alla lettera, comportandosi quando diventerà adulto come lui.
“Moonlight”  è ben diretto da Barry Jenkins, che è al suo secondo lungometraggio, perché, attraverso la precisa esposizione dei concisi ma significativi e profondi dialoghi, la rappresentazione dei primi piani che evidenziano il susseguirsi dei momentanei stati emotivi dei personaggi e la descrizione lenta degli avvenimenti e dei comportamenti, riesce a trasmettere allo spettatore la concezione che sono le azioni che commettiamo o che riceviamo in alcuni momenti della nostra vita che ci orientano nelle scelte future. Azioni e scelte che dipendono anche dall’ambiente in cui si nasce e si vive e dalle persone sia positive che negative che si incontrano casualmente. Al tempo stesso, mette in evidenza il significato di amore di un figlio verso la propria madre, amore che non viene screditato e sminuito dal comportamento indecente e licenzioso di costei: “amor, ch’a nullo amato amar perdona” prendendo in prestito, anche se in modo improprio, il verso del V canto dell’Inferno dantesco.
Il film ha ottenuto tre premi Oscar 2017, tra cui quello per Miglior film (per la prima volta durante l’assegnazione del Premio fu commessa una gaffe in quanto era stato annunciato il Premio Oscar 2017 per Miglior film alla pellicola ”La La Land!”), un Golden Globes 2017 per Miglior film drammatico, il London Critics Circle Film Awards 2017 a Mahershala Ali per Miglior attore non protagonista e quattro Nomination al BAFTA 2017.
Filmografia
Medicine for Malancholy (2008)
                                                  Francesco Giuliano

martedì 28 febbraio 2017

“Il padre d’Italia” è la storia d’amore in un viaggio emotivo attraverso la penisola italiana. Dal 9 marzo nei Cinema

Titolo: Il padre d’Italia
Regia: Fabio Mollo                                                                           
Soggetto e Sceneggiatura: Fabio Mollo, Josella Porto  
Musiche originali: Giorgio Giampà
Produzione Stato: Italia, 2017

Cast: Luca Marinelli, Isabella Ragonese, Anna Ferruzzo, Mario Sgueglia,  Federico De Cola, Miriam Karlkvist, Esther Elisha, Sara Putignano, Filippo Gattuso, Franca Maresa, […]
Paolo (Luca Marinelli) è un giovane trentenne introverso, problematico, razionale, concreto, che vive e lavora a Torino, dove conduce  una  vita  solitaria, in precarietà emotiva continua, senza una prospettiva che lo proietti nel futuro, che lo porta a vivere di nascosto come se avesse paura del mondo. Paura, forse, conseguenza di un’infanzia molto sofferta che l’ha segnato in modo irreversibile.
Per caso, una notte, Paolo incontra Mia (Isabella Ragonese), una giovane dal carattere esplosivo, esuberante, disinibita, estroversa, insofferente, senza regole, anche bugiarda, senza punti di riferimento che, per rabbia, è andata via dalla sua famiglia che vive in Calabria. Mia, al sesto mese di gravidanza, porta Paolo a accompagnarla alla ricerca del padre della nascitura. Questo fa sì che ambedue intraprendono un viaggio con un furgone, on the road, da Torino passando per Asti, Roma, Napoli, e vanno “verso sud”, dove non c’è “niente” e dove le persone si spogliano mostrando tutto il loro carattere prorompente. Paolo e Mia attraversano sia geograficamente che emotivamente tutta l’Italia, un paese in rovina che dovrebbe essere risollevato: “Ma come si fa?" Chiede Mia. "In qualche modo si fa”, risponde Paolo ottimisticamente. E passano dai colori grigi, sfumati, freddi del nord ai colori fantasmagorici e vivi del sud, generando una novella amorosa che non vive di sessualità ma di rispetto reciproco.
Lungo questo percorso Paolo e Mia scoprono i loro pregi e i loro difetti e si conoscono a fondo. Da questa conoscenza si sviluppa in loro l’aspirazione a sognare, anche se “ci sono sogni che si avverano e ci sono sogni che hai paura di sognare”.
Si genera tra Paolo e Mia, attraverso quel processo casuale, noto con il termine di serenpidità, che permette di trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un'altra, un equilibrio dinamico tra l’eros e l’agape, più spostato verso quest’ultimo sentimento. Scoprono la bellezza completandosi a vicenda perché i loro caratteri sono opposti l’uno all’altro: Paolo è taciturno, pensieroso e triste, Mia è loquace, estroversa e esprime felicità; Mia ha abbandonato la sua famiglia, Paolo cerca di costruirsi una famiglia perché non l’ha mai avuta. In questo connubio si sviluppa un’esplosione emotiva attraverso tratti, a volte briosi a volte emotivi, che prendono e coinvolgono lo spettatore emotivamente e senza soluzione di continuità!
Paolo e Mia rappresentano il passaggio dall’essere figlio a diventare genitore. E “essere genitore fa parte della natura dell’essere umano. E non esserlo? Cosa è naturale e cosa contro natura? Una donna che non vuole figli? Un omosessuale che vorrebbe essere padre? Esiste una natura diversa per gli eterosessuali e gli omosessuali? Cos’è l’istinto materno e esiste un istinto paterno?” Tutte domande che scaturiscono dalla visione di questo bel film, arricchito da primi piani dei due protagonisti, che ne mettono in evidenza i momentanei tratti emotivi, e da musiche eccezionali adeguate alla trama e da temi fondamentali della nostra società: rapporto padri-figli, assunzione di responsabilità, paternità, natura contro natura come “un miracolo che, per definizione, è contro natura", presa di coscienza del futuro.
“Il padre d’Italia”, tra queste diverse chiavi di lettura, che non si escludono ma si integrano, riporta anche quella che dà voce  ai disastri economici e lavorativi creati dai genitori da nord a sud,e che soltanto i figli possono risolvere con la speranza di lottare per un futuro migliore.
Il film, che mostra una carattere innovativo del cinema italiano, a tratti rievoca “Una giornata particolare” (1977) di Ettore Scola e “Il ladro di bambini” (1992) di Gianni Amelio, a cui il regista si è ispirato.
Filmografia
Il sud è niente.
                                             Francesco Giuliano

giovedì 23 febbraio 2017

“Manchester by the Sea” o sul dramma di un uomo solo

Titolo: Manchester by the Sea
Regia, soggetto e sceneggiatura: Kenneth Lonergan
Musiche: Lesley Barber
Produzione Paese: USA 2016

Cast: Casey Affleck, Michelle Williams, Kyle Chandler, Lucas Hedges, C.J. Wilson, Ben O’Brien, Gretchen Mol, Tate Donovan, Kara Hayward, Mattyhew Broderick, Heather Burns, Erica McDermott, […]
 “Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo” frase declamata da Evan (Ashton Kutcher) nel film “The Butterfly Effect” (2004) di Eric Bress e J. Mackye Gruber, che si può bene adattare a “Manchester by the Sea” modificandola così: “una lieve disattenzione di Lee Chandler (Casey Affleck) dovuta  a un’ubriacatura provoca l’incendio della sua casa e la morte dei suoi tre figli”. Ovviamente questo fatto sciagurato e doloroso gli scombussola la vita, soprattutto perché viene abbandonato dalla moglie Randi (Michelle Williams) colta dalla grande  disperazione per la perdita della propria prole. In Lee, che tenta il suicidio non riuscito per il grave senso di colpa che si è originato in lui, si viene a creare un groviglio di razionalità e sentimento, “un’emulsione di sentimenti opposti”, uno scombussolamento del suo equilibrio interiore, che, come avviene al marinaio a cui gli si è rotta la bussola della propria nave nel mare in gran tempesta, gli toglie la capacità di avere dei punti certi di riferimento a cui aggrapparsi e che gli possano offrire un minimo di tranquillità psichica. A tutto questo, si aggiunge un altro evento terribile, la morte del fratello Joe (Kyle Chandler) avvenuta per un arresto cardiaco. Ciò comporta a Lee anche la tutela  del proprio nipote Patrick ( Lucas Hedges) ancora minorenne. Ma Lee non ne vuole sapere di instaurare un’altra volta dei legami affettivi sinceri e profondi, neppure con la moglie Randi che gli chiede scusa e perdono per essersi comportata in modo primitivo e violento. Come sostiene la voce narrante del romanzo “Sulle ali dell’immaginazione” (Aracne- NarrativAracne, 2016): “Non c’è religione, non c’è morale, non c’è etica, a cui affidarsi per potere cambiare il proprio modo di agire … A volte si commettono degli errori che rimangono latenti nella mente e quando essi riaffiorano non perdonano, anche se c’è un sano pentimento. Ci sono errori che non lasciano scampo perché determinano stati irreversibili come quando un bicchiere cade per terra e si rompe in una miriade di pezzi. Anche se sarà possibile incollarli non si potrà ricostituire il bicchiere come era prima.”
Kenneth Lonergan ha saputo descrivere magistralmente in modo minuzioso e accurato ma soprattutto realistico la storia terribile vissuta da Lee, facendone cogliere la drammaticità universale; e ha puntato soprattutto sugli atteggiamenti e sull’espressività di Lee, per descrivere in modo eccellente i momenti della sua vita e le sue continue e profonde diatribe interiori e esteriori, che entrano con vigore nell’animo dello spettatore, coinvolgendolo in una storia che non ha niente di bello. Scaturiscono, tuttavia, da questa mancanza di bellezza la grande bellezza e lo spessore di questo film che diventa un capolavoro della cinematografia statunitense ma anche internazionale.
Il film è stato pluripremiato: Premio Migliore attore a Casey Affleck in un film drammatico al Golden Globe 2017, Premio Migliore attore protagonista a Casey Affleck e Premio Migliore sceneggiatura originale a Kenneth Lonergan al BAFTA 2017 che è stato anche dichiarato Migliore sceneggiatore all’Hollywood Film Awards 2016. Inoltre, ha ottenuto 6 candidature al premio Oscar 2017.

Filmografia

Conta su di me (2000), Margaret (2011).   

                                                                     Francesco Giuliano

giovedì 16 febbraio 2017

“Papà o mamma?” diverte ma non troppo e perde anche di originalità

Titolo: Papà o mamma?
Regia: Riccardo Milani
Soggetto: Matthieu Delaporte,  Alexandre de La Patellière, Guillaume  Clicquot de Mentque
Sceneggiatura: Paola Cortellesi, Riccardo Milani, Giulia Calenda
Musica: Andrea Guerra
Produzione Paese: Italia, 2017

Cast: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Luca Marino, Marianna Cogo, Alvise Marascalchi, Anna Bonaiuto, Carlo Buccirosso, Roberto De Francesco, Stefania Rocca, Claudio Gioé, Luca Angeletti, Matilde Gioli, […]


Il film “Papà o mamma?”, remake del film francese “Papa ou maman? (2015) di Martin Bourboulon, analizza la situazione familiare dei coniugi Valeria (Paola Crtellesi) e Nicola ( Antonio Albanese) e dei loro tre figli, Matteo (Luca Marino), Viola (Marianna Ciogo) e Giulietto (Alvise Marascalchi) dopo quindici anni di matrimonio. Lei lavora come ingegnere presso una grossa industria, mentre lui è medico ginecologo presso l’ospedale della città. Una famiglia invidiabile per il benessere di cui godono. Sembra che ci sia armonia, almeno così appare all’esterno e ai loro amici più stretti. In effetti, Valeria e Nicola hanno deciso di comune accordo di separarsi perché non avvertono più l’amore che li aveva fatti sposare. Davanti al giudice si sono accordati di accudire i figli, ancora minorenni, vicendevolmente, ma non hanno fatto i conti  con la loro attività lavorativa futura. Lei deve trasferirsi in Svezia e lui deve andare in Africa. E non è tutto, in quanto Nicola ha una relazione con un’infermiera del suo reparto che, quando viene scoperta da Valeria, cambia di botto la situazione. Si viene ad avere l’effetto farfalla, in quanto questo evento, che può sembrare insignificante, causa una guerra tra i due coniugi, in cui a farne le spese ovviamente sono i tre figli. Questa è la regola! Come sempre le guerre sono provocate dai genitori, ma chi va a morire sono i figli, in questo caso metaforicamente.
Il film, grazie ai bravi attori protagonisti, ha una verve realistica molto vivace ma anche spiacevole in quanto fotografa, anche se, a volte, in maniera eccessiva, le migliaia di situazioni familiari di questo genere, in essere attualmente. Tuttavia, il film “Papà o mamma?”, essendo un remake della citata pellicola francese e riconducendo a film come “La guerra dei Roses” (1989) di Danny DeVito per i violenti contrasti dei coniugi sino all’inverosimile e, ancora, come “Kramer contro Kramer” (1979) di Robert Benton per l’impatto che il dìvorzio provoca sulle persone coinvolte, perde di quel pizzico di originalità di cui soprattutto oggi, ha bisogno il cinema italiano.
Filmografia
Auguri professore (1997), La Guerra degli Antò (1999), Il posto dell’anima (2003), Piano, solo (2007), Benvenuto Presidente (2012), Scusate, se esisto (2014).
Francesco Giuliano

sabato 11 febbraio 2017

“La La Land” fa volare lo spettatore sulle ali dell’immaginazione

Titolo: La La Land
Regia e sceneggiatura: Damien Chazelle
Musiche: Justin Hurwitz
Produzione Paese: USA 2016

Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J.K. Simmons, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock, Sonoya Mizuno, Jessica Rothe, Callie Hernandez, Tom Everett Scott, Damon Gupton, Josh Pence, Jason Fuchs, Miles Anderson, […]
Il film “La La Land”, scritto e diretto dal regista Damine Chazelle, già noto ai cinefili per aver vinto tre premi Oscar 2014 per il film “Whiplash”, racconta una bella storia d’amore tra Sebastian Wilder, detto Seb (Ryan Gosling) e Mia Dolan (Emma Stone). Sebastian sogna di diventare un musicista jazz con un locale tutto suo ma, pur essendo molto bravo, non ha i soldi per farlo. Mia, invece, brama di fare l’attrice ma non c’è un provino con cui possa avere lo slancio per realizzare questo suo sogno. Il loro incontro, anzi i loro diversi incontri avvengono tutti per caso, in modo consequenziale, ravvicinati l’uno all’altro. Questo fa pensare a Mia che dietro ci debba essere la mano del destino mentre, in effetti, è la casualità. Ambedue sono dei sognatori avulsi dalle mode e dai condizionamenti esterni. In particolare, Sebastian aspira a diffondere la musica jazz, un genere considerato d’elite che non ha molto seguito e risulta poco gradito al grande pubblico. Una musica, il jazz, in cui ogni componente della band suona, crea, improvvisa spontaneamente, accordandosi perfettamente con tutti gli altri componenti anche se questi parlano un’altra lingua. Creazione e esecuzione si identificano in modo armonico e subliminale e stili diversi si coordinano perfettamente. Una musica rivoluzionaria, dunque! Così come avviene tra un uomo (Seb) e una donna (Mia) che si innamorano perdutamente. Secondo Marshall Stearns, il jazz  è “una musica americana semi-improvvisata caratterizzata da un’immediatezza di comunicazione, un’espressività tipica del libero uso della voce umana, e da un complesso, fluente ritmo … i suoi ingredienti predominanti sono un’armonia di origine europea, una melodia euro-africana e un ritmo africano”. Mentre Nat Hentoff considera il jazz un “ritmo pulsante, un senso dell’improvvisazione, … l’uso di timbri e di poliritmi radicati nella musica folkloristica afro-americana di tre secoli”. Questa musica è la migliore espressione di una certa cultura, quella dei neri (alias negri) americani che poi si è espansa fino ad essere accolta anche dai bianchi e si è diffusa in tutto il mondo anche se non gode di una grande popolarità. “La La Land” da questo punto di vista è, a mio parere, un film che narra il jazz attraverso i suoi connotati basilari, quali la spontaneità dell’invenzione, la sincerità e la piena confidenza con cui il solista si confessa all’ascoltatore e lo fa amare profondamente attraverso i suoi personaggi, Seb e Mia, che si comportano nella loro vita mostrando quegli stessi caratteri intrinseci della musica jazz. Liberi nella realizzazione dei loro sogni e dipendenti l’uno dall’altro per la passione amorosa vicendevole che li coinvolge e li stravolge. Tant’è che essi vengono subito amati dagli spettatori per la spontaneità e la sincerità che sgorgano spontanee dalla loro essenza, e per l’umanità espressa attraverso i loro sentimenti sani e genuini. Ambedue conservano, nel loro modo di essere, la genuinità, la sensibilità, l’innocenza caratteristiche dei bambini che cercano di crescere e realizzare i loro desideri. Seb, però, è un po’ folle, ama osare e ama sognare, è anche un rivoluzionario tradizionalista, un ossimoro che si adatta perfettamente al suo modo di essere, e, come se la prendesse per mano, conduce Mia a percorrere una strada parallela alla sua. Infatti, come due rette parallele, le loro strade non si incontrano ma solo l’immaginazione le può fare incrociare. Seb e Mia si confrontano e si scontrano, infatti, solo attraverso gli amorosi affetti come avviene tra Fausto e Monica nel romanzo “Sulle ali dell’immaginazione” (Aracne editrice, 2016).

Il film appartiene al genere sentimentale che non sconfina mai nel sentimentalismo, in quanto la traccia filmica si fa reale in tutto il suo iter e perché soggetta agli impulsi individuali di Seb e Mia. Tutto questo in una miscellanea di musiche eccezionali, con una colonna sonora che fa sognare “City of Stars” (City of stars/ Are you shining just for me?/ City of stars/ There’s so much that I can’t see/ Who knows?/ I felt it from the first embrace I shared with you/ That now our dreams/ They’ve finally come true …. Città di stelle/ Brilli soltanto per me?/ Città di stelle/ C’è così tanto che non posso vedere/ Chi lo sa?/ L’ho sentito dal primo abbraccio che ho condiviso con te/ Ora che i nostri sogni/ Sono finalmente diventati realtà).
Il film è stato presentato in anteprima alla LXXIII Mostra del Cinema di Venezia 2016, dove a Emma Stone è stata assegnata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, ha ottenuto 14 candidature al Premio Oscar 2017, mentre ha ricevuto sette Golden Globe 2017, cinque premi al London Critics e tanti altri riconoscimenti che lo hanno fatto diventare il film più premiato del 2016. Il suo strepitoso successo dipende, a mio parere, dalla ricerca forsennata di sognatori di cui l'umanità ha bisogno.
Filmografia
Guy and madeline on a Park Bench (2009), Whiplash (2014).
                                                                                       Francesco Giuliano

lunedì 6 febbraio 2017

“Smetto quando voglio – Masterclass” un film dal carattere brioso e piacevole che fa centro

Titolo: Smetto quando voglio – Masterclass
Regia: Sydney Sibilia
Sceneggiatura:  Sydney Sibilia, Francesca Manieri, Luigi Di Capua
Produzione Stato: Italia 2017

Cast: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Pietyro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Valeria Solarino, […]
Il trentaseenne regista salernitano Sydney Sibilia,  dopo il successo della prima parte di "Smetto quando voglio” (2013), ci riprova ancora con questo sequel ed è subito successo. Un film geniale e dai risvolti imprevedibili che dà largo respiro al cinema italiano, come lo ha già dato “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015). Il film, una commedia dai contenuti attualissimi, relativi alla vita dei giovani ricercatori italiani che si inventano un nuovo lavoro per “sbarcare il lunario”, è caratterizzato da risvolti beceri ed esilaranti, a volte surreali. I dialoghi d’alto livello sono caratterizzati da un linguaggio specialistico di ampia angolatura, che riguarda tutti i settori della cultura da quella umanistica a quella scientifica, dato che la “banda dei ricercatori” è costituita da professori universitari dai saperi diversificati che coprono tutti i settori culturali. Per questo suo aspetto, il film si può inserire in quel movimento culturale d’oltre oceano, denominato “La terza cultura”, in cui non si evidenzia tra la cultura umanistica e quella scientifica alcuna separazione, la quale ha creato e crea dei compartimenti stagni “culturali” dannosi, perché questi costituiscono un freno allo sviluppo della conoscenza a livello individuale e alla risoluzione dei problemi collettivi. Ancora oggi, “esiste un difficile rapporto tra le scienze umane e le scienze propriamente dette, perché le prime sono proiettate verso il passato, arroccate in un mondo isolato fatto di 'sapienza' non-empirica che dà della vita una visione pessimistica, mentre le seconde, grazie a tutte le straordinarie scoperte che hanno permesso e permettono di ottenere continuamente, e al conseguente ampliamento della conoscenza e alla relativa diffusione di essa grazie ad Internet e ai social network, stanno immettendo l’umanità verso il futuro secondo una visione ottimistica. Una rivoluzione in atto, dunque, che sta portando l’uomo sia a vedere non solo il macrocosmo in cui vive ma anche il microcosmo di cui è costituito, e a cambiare continuamente il modo di vedere la vita e di interpretare il mondo e l’universo”. “La banda dei ricercatori”, nell’ambito di questa nuova visione culturale, è costituita da latinisti, Mattia (Valerio Aprea) e Giorgio (Lorenzo Lavia), da un archeologo (Paolo Calabresi), da un neurobiologo, Pietro Zinni (Edoardo Leo), da un chimico computazionale (Stefano Fresi), da economisti, Bartolomeo (Libero de Rienzo) e Andrea (Pietro Sermonti) che, in questo sequel, si arricchisce di altri bravi ricercatori come Giulio Bolle (Marco Bonini), Vittorio (Rosario Lisma) e Lucio Napoli (Giampaolo Morelli). E lo spettatore è indotto a sentire, nel susseguirsi dei continui dialoghi, termini scientifici e strumenti che sono reali, e non fantasiosi come potrebbe risultare in un film di fantascienza, quale ad esempio il “cromatografo” utilissimo strumento di analisi chimica.

“Masterclass” è la continuazione dal primo film della serie, cioè da quando Pietro Zinni si assume tutta la responsabilità dei fatti delinquenziali commessi da tutti i componenti della banda che, in seguito alla produzione di una droga ritenuta non illegale e al conseguente spaccio, diventano dei criminali. Il neurobiologo Zinni viene condannato alla pena carceraria sia per associazione a delinquere che per banda armata. Tutti gli altri rimangono in attesa di giudizio, tranne Alberto che viene inviato in un centro di recupero in seguito alla condanna per sfruttamento della prostituzione e per guida in stato di ebbrezza.
A questo punto, l’ispettore Paola Coletti (Greta Scarano) stipula segretamente un patto con Pietro che gli consente di avere permessi provvisori di libertà col presupposto di ricostituire “la banda dei ricercatori”, a cui vengono aggiunti nuovi componenti sempre ricercatori, per scoprire e arrestare i fabbricanti di oltre 30 smart drugs (farmaci intelligenti), che sono nootropi, cioè sostanze che aumentano le capacità cognitive dell’uomo aumentando il rilascio nell’organismo di composti neurochimici. Se l’operazione riuscirà Pietro otterrà la libertà e i suoi colleghi saranno scagionati dalle accuse pendenti.  Un invito, dunque, al riscatto morale di tutta la “banda”. Un’altra possibilità che non gli consentirà però di sgarrare: “niente più mignotte, niente più macchine sportive, ma sopratutto … niente droga” dice Pietro ai suoi compagni d'avventura.
“Smetto quando voglio – Masterclass”, che conserva il carattere brioso e coinvolgente del primo, non annoia ma diverte senza soluzione di continuità con un susseguirsi di colpi di scena, di battute geniali, di situazioni paradossali, di trovate originali che rendono attraente e apprezzabile questo bel film che fa grande, per la peculiarità del genere, il cinema italiano. Nella parte finale compare un nuovo personaggio Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio) che sarà uno dei protagonisti del prossimo sequel Smetto quando voglio – Ad Honorem”.

Francesco Giuliano