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giovedì 23 febbraio 2017

“Manchester by the Sea” o sul dramma di un uomo solo

Titolo: Manchester by the Sea
Regia, soggetto e sceneggiatura: Kenneth Lonergan
Musiche: Lesley Barber
Produzione Paese: USA 2016

Cast: Casey Affleck, Michelle Williams, Kyle Chandler, Lucas Hedges, C.J. Wilson, Ben O’Brien, Gretchen Mol, Tate Donovan, Kara Hayward, Mattyhew Broderick, Heather Burns, Erica McDermott, […]
 “Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte del mondo” frase declamata da Evan (Ashton Kutcher) nel film “The Butterfly Effect” (2004) di Eric Bress e J. Mackye Gruber, che si può bene adattare a “Manchester by the Sea” modificandola così: “una lieve disattenzione di Lee Chandler (Casey Affleck) dovuta  a un’ubriacatura provoca l’incendio della sua casa e la morte dei suoi tre figli”. Ovviamente questo fatto sciagurato e doloroso gli scombussola la vita, soprattutto perché viene abbandonato dalla moglie Randi (Michelle Williams) colta dalla grande  disperazione per la perdita della propria prole. In Lee, che tenta il suicidio non riuscito per il grave senso di colpa che si è originato in lui, si viene a creare un groviglio di razionalità e sentimento, “un’emulsione di sentimenti opposti”, uno scombussolamento del suo equilibrio interiore, che, come avviene al marinaio a cui gli si è rotta la bussola della propria nave nel mare in gran tempesta, gli toglie la capacità di avere dei punti certi di riferimento a cui aggrapparsi e che gli possano offrire un minimo di tranquillità psichica. A tutto questo, si aggiunge un altro evento terribile, la morte del fratello Joe (Kyle Chandler) avvenuta per un arresto cardiaco. Ciò comporta a Lee anche la tutela  del proprio nipote Patrick ( Lucas Hedges) ancora minorenne. Ma Lee non ne vuole sapere di instaurare un’altra volta dei legami affettivi sinceri e profondi, neppure con la moglie Randi che gli chiede scusa e perdono per essersi comportata in modo primitivo e violento. Come sostiene la voce narrante del romanzo “Sulle ali dell’immaginazione” (Aracne- NarrativAracne, 2016): “Non c’è religione, non c’è morale, non c’è etica, a cui affidarsi per potere cambiare il proprio modo di agire … A volte si commettono degli errori che rimangono latenti nella mente e quando essi riaffiorano non perdonano, anche se c’è un sano pentimento. Ci sono errori che non lasciano scampo perché determinano stati irreversibili come quando un bicchiere cade per terra e si rompe in una miriade di pezzi. Anche se sarà possibile incollarli non si potrà ricostituire il bicchiere come era prima.”
Kenneth Lonergan ha saputo descrivere magistralmente in modo minuzioso e accurato ma soprattutto realistico la storia terribile vissuta da Lee, facendone cogliere la drammaticità universale; e ha puntato soprattutto sugli atteggiamenti e sull’espressività di Lee, per descrivere in modo eccellente i momenti della sua vita e le sue continue e profonde diatribe interiori e esteriori, che entrano con vigore nell’animo dello spettatore, coinvolgendolo in una storia che non ha niente di bello. Scaturiscono, tuttavia, da questa mancanza di bellezza la grande bellezza e lo spessore di questo film che diventa un capolavoro della cinematografia statunitense ma anche internazionale.
Il film è stato pluripremiato: Premio Migliore attore a Casey Affleck in un film drammatico al Golden Globe 2017, Premio Migliore attore protagonista a Casey Affleck e Premio Migliore sceneggiatura originale a Kenneth Lonergan al BAFTA 2017 che è stato anche dichiarato Migliore sceneggiatore all’Hollywood Film Awards 2016. Inoltre, ha ottenuto 6 candidature al premio Oscar 2017.

Filmografia

Conta su di me (2000), Margaret (2011).   

                                                                     Francesco Giuliano

giovedì 16 febbraio 2017

“Papà o mamma?” diverte ma non troppo e perde anche di originalità

Titolo: Papà o mamma?
Regia: Riccardo Milani
Soggetto: Matthieu Delaporte,  Alexandre de La Patellière, Guillaume  Clicquot de Mentque
Sceneggiatura: Paola Cortellesi, Riccardo Milani, Giulia Calenda
Musica: Andrea Guerra
Produzione Paese: Italia, 2017

Cast: Paola Cortellesi, Antonio Albanese, Luca Marino, Marianna Cogo, Alvise Marascalchi, Anna Bonaiuto, Carlo Buccirosso, Roberto De Francesco, Stefania Rocca, Claudio Gioé, Luca Angeletti, Matilde Gioli, […]


Il film “Papà o mamma?”, remake del film francese “Papa ou maman? (2015) di Martin Bourboulon, analizza la situazione familiare dei coniugi Valeria (Paola Crtellesi) e Nicola ( Antonio Albanese) e dei loro tre figli, Matteo (Luca Marino), Viola (Marianna Ciogo) e Giulietto (Alvise Marascalchi) dopo quindici anni di matrimonio. Lei lavora come ingegnere presso una grossa industria, mentre lui è medico ginecologo presso l’ospedale della città. Una famiglia invidiabile per il benessere di cui godono. Sembra che ci sia armonia, almeno così appare all’esterno e ai loro amici più stretti. In effetti, Valeria e Nicola hanno deciso di comune accordo di separarsi perché non avvertono più l’amore che li aveva fatti sposare. Davanti al giudice si sono accordati di accudire i figli, ancora minorenni, vicendevolmente, ma non hanno fatto i conti  con la loro attività lavorativa futura. Lei deve trasferirsi in Svezia e lui deve andare in Africa. E non è tutto, in quanto Nicola ha una relazione con un’infermiera del suo reparto che, quando viene scoperta da Valeria, cambia di botto la situazione. Si viene ad avere l’effetto farfalla, in quanto questo evento, che può sembrare insignificante, causa una guerra tra i due coniugi, in cui a farne le spese ovviamente sono i tre figli. Questa è la regola! Come sempre le guerre sono provocate dai genitori, ma chi va a morire sono i figli, in questo caso metaforicamente.
Il film, grazie ai bravi attori protagonisti, ha una verve realistica molto vivace ma anche spiacevole in quanto fotografa, anche se, a volte, in maniera eccessiva, le migliaia di situazioni familiari di questo genere, in essere attualmente. Tuttavia, il film “Papà o mamma?”, essendo un remake della citata pellicola francese e riconducendo a film come “La guerra dei Roses” (1989) di Danny DeVito per i violenti contrasti dei coniugi sino all’inverosimile e, ancora, come “Kramer contro Kramer” (1979) di Robert Benton per l’impatto che il dìvorzio provoca sulle persone coinvolte, perde di quel pizzico di originalità di cui soprattutto oggi, ha bisogno il cinema italiano.
Filmografia
Auguri professore (1997), La Guerra degli Antò (1999), Il posto dell’anima (2003), Piano, solo (2007), Benvenuto Presidente (2012), Scusate, se esisto (2014).
Francesco Giuliano

sabato 11 febbraio 2017

“La La Land” fa volare lo spettatore sulle ali dell’immaginazione

Titolo: La La Land
Regia e sceneggiatura: Damien Chazelle
Musiche: Justin Hurwitz
Produzione Paese: USA 2016

Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend, J.K. Simmons, Rosemarie DeWitt, Finn Wittrock, Sonoya Mizuno, Jessica Rothe, Callie Hernandez, Tom Everett Scott, Damon Gupton, Josh Pence, Jason Fuchs, Miles Anderson, […]
Il film “La La Land”, scritto e diretto dal regista Damine Chazelle, già noto ai cinefili per aver vinto tre premi Oscar 2014 per il film “Whiplash”, racconta una bella storia d’amore tra Sebastian Wilder, detto Seb (Ryan Gosling) e Mia Dolan (Emma Stone). Sebastian sogna di diventare un musicista jazz con un locale tutto suo ma, pur essendo molto bravo, non ha i soldi per farlo. Mia, invece, brama di fare l’attrice ma non c’è un provino con cui possa avere lo slancio per realizzare questo suo sogno. Il loro incontro, anzi i loro diversi incontri avvengono tutti per caso, in modo consequenziale, ravvicinati l’uno all’altro. Questo fa pensare a Mia che dietro ci debba essere la mano del destino mentre, in effetti, è la casualità. Ambedue sono dei sognatori avulsi dalle mode e dai condizionamenti esterni. In particolare, Sebastian aspira a diffondere la musica jazz, un genere considerato d’elite che non ha molto seguito e risulta poco gradito al grande pubblico. Una musica, il jazz, in cui ogni componente della band suona, crea, improvvisa spontaneamente, accordandosi perfettamente con tutti gli altri componenti anche se questi parlano un’altra lingua. Creazione e esecuzione si identificano in modo armonico e subliminale e stili diversi si coordinano perfettamente. Una musica rivoluzionaria, dunque! Così come avviene tra un uomo (Seb) e una donna (Mia) che si innamorano perdutamente. Secondo Marshall Stearns, il jazz  è “una musica americana semi-improvvisata caratterizzata da un’immediatezza di comunicazione, un’espressività tipica del libero uso della voce umana, e da un complesso, fluente ritmo … i suoi ingredienti predominanti sono un’armonia di origine europea, una melodia euro-africana e un ritmo africano”. Mentre Nat Hentoff considera il jazz un “ritmo pulsante, un senso dell’improvvisazione, … l’uso di timbri e di poliritmi radicati nella musica folkloristica afro-americana di tre secoli”. Questa musica è la migliore espressione di una certa cultura, quella dei neri (alias negri) americani che poi si è espansa fino ad essere accolta anche dai bianchi e si è diffusa in tutto il mondo anche se non gode di una grande popolarità. “La La Land” da questo punto di vista è, a mio parere, un film che narra il jazz attraverso i suoi connotati basilari, quali la spontaneità dell’invenzione, la sincerità e la piena confidenza con cui il solista si confessa all’ascoltatore e lo fa amare profondamente attraverso i suoi personaggi, Seb e Mia, che si comportano nella loro vita mostrando quegli stessi caratteri intrinseci della musica jazz. Liberi nella realizzazione dei loro sogni e dipendenti l’uno dall’altro per la passione amorosa vicendevole che li coinvolge e li stravolge. Tant’è che essi vengono subito amati dagli spettatori per la spontaneità e la sincerità che sgorgano spontanee dalla loro essenza, e per l’umanità espressa attraverso i loro sentimenti sani e genuini. Ambedue conservano, nel loro modo di essere, la genuinità, la sensibilità, l’innocenza caratteristiche dei bambini che cercano di crescere e realizzare i loro desideri. Seb, però, è un po’ folle, ama osare e ama sognare, è anche un rivoluzionario tradizionalista, un ossimoro che si adatta perfettamente al suo modo di essere, e, come se la prendesse per mano, conduce Mia a percorrere una strada parallela alla sua. Infatti, come due rette parallele, le loro strade non si incontrano ma solo l’immaginazione le può fare incrociare. Seb e Mia si confrontano e si scontrano, infatti, solo attraverso gli amorosi affetti come avviene tra Fausto e Monica nel romanzo “Sulle ali dell’immaginazione” (Aracne editrice, 2016).

Il film appartiene al genere sentimentale che non sconfina mai nel sentimentalismo, in quanto la traccia filmica si fa reale in tutto il suo iter e perché soggetta agli impulsi individuali di Seb e Mia. Tutto questo in una miscellanea di musiche eccezionali, con una colonna sonora che fa sognare “City of Stars” (City of stars/ Are you shining just for me?/ City of stars/ There’s so much that I can’t see/ Who knows?/ I felt it from the first embrace I shared with you/ That now our dreams/ They’ve finally come true …. Città di stelle/ Brilli soltanto per me?/ Città di stelle/ C’è così tanto che non posso vedere/ Chi lo sa?/ L’ho sentito dal primo abbraccio che ho condiviso con te/ Ora che i nostri sogni/ Sono finalmente diventati realtà).
Il film è stato presentato in anteprima alla LXXIII Mostra del Cinema di Venezia 2016, dove a Emma Stone è stata assegnata la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile, ha ottenuto 14 candidature al Premio Oscar 2017, mentre ha ricevuto sette Golden Globe 2017, cinque premi al London Critics e tanti altri riconoscimenti che lo hanno fatto diventare il film più premiato del 2016. Il suo strepitoso successo dipende, a mio parere, dalla ricerca forsennata di sognatori di cui l'umanità ha bisogno.
Filmografia
Guy and madeline on a Park Bench (2009), Whiplash (2014).
                                                                                       Francesco Giuliano

lunedì 6 febbraio 2017

“Smetto quando voglio – Masterclass” un film dal carattere brioso e piacevole che fa centro

Titolo: Smetto quando voglio – Masterclass
Regia: Sydney Sibilia
Sceneggiatura:  Sydney Sibilia, Francesca Manieri, Luigi Di Capua
Produzione Stato: Italia 2017

Cast: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero de Rienzo, Stefano Fresi, Pietyro Sermonti, Marco Bonini, Rosario Lisma, Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Valeria Solarino, […]
Il trentaseenne regista salernitano Sydney Sibilia,  dopo il successo della prima parte di "Smetto quando voglio” (2013), ci riprova ancora con questo sequel ed è subito successo. Un film geniale e dai risvolti imprevedibili che dà largo respiro al cinema italiano, come lo ha già dato “Lo chiamavano Jeeg Robot” (2015). Il film, una commedia dai contenuti attualissimi, relativi alla vita dei giovani ricercatori italiani che si inventano un nuovo lavoro per “sbarcare il lunario”, è caratterizzato da risvolti beceri ed esilaranti, a volte surreali. I dialoghi d’alto livello sono caratterizzati da un linguaggio specialistico di ampia angolatura, che riguarda tutti i settori della cultura da quella umanistica a quella scientifica, dato che la “banda dei ricercatori” è costituita da professori universitari dai saperi diversificati che coprono tutti i settori culturali. Per questo suo aspetto, il film si può inserire in quel movimento culturale d’oltre oceano, denominato “La terza cultura”, in cui non si evidenzia tra la cultura umanistica e quella scientifica alcuna separazione, la quale ha creato e crea dei compartimenti stagni “culturali” dannosi, perché questi costituiscono un freno allo sviluppo della conoscenza a livello individuale e alla risoluzione dei problemi collettivi. Ancora oggi, “esiste un difficile rapporto tra le scienze umane e le scienze propriamente dette, perché le prime sono proiettate verso il passato, arroccate in un mondo isolato fatto di 'sapienza' non-empirica che dà della vita una visione pessimistica, mentre le seconde, grazie a tutte le straordinarie scoperte che hanno permesso e permettono di ottenere continuamente, e al conseguente ampliamento della conoscenza e alla relativa diffusione di essa grazie ad Internet e ai social network, stanno immettendo l’umanità verso il futuro secondo una visione ottimistica. Una rivoluzione in atto, dunque, che sta portando l’uomo sia a vedere non solo il macrocosmo in cui vive ma anche il microcosmo di cui è costituito, e a cambiare continuamente il modo di vedere la vita e di interpretare il mondo e l’universo”. “La banda dei ricercatori”, nell’ambito di questa nuova visione culturale, è costituita da latinisti, Mattia (Valerio Aprea) e Giorgio (Lorenzo Lavia), da un archeologo (Paolo Calabresi), da un neurobiologo, Pietro Zinni (Edoardo Leo), da un chimico computazionale (Stefano Fresi), da economisti, Bartolomeo (Libero de Rienzo) e Andrea (Pietro Sermonti) che, in questo sequel, si arricchisce di altri bravi ricercatori come Giulio Bolle (Marco Bonini), Vittorio (Rosario Lisma) e Lucio Napoli (Giampaolo Morelli). E lo spettatore è indotto a sentire, nel susseguirsi dei continui dialoghi, termini scientifici e strumenti che sono reali, e non fantasiosi come potrebbe risultare in un film di fantascienza, quale ad esempio il “cromatografo” utilissimo strumento di analisi chimica.

“Masterclass” è la continuazione dal primo film della serie, cioè da quando Pietro Zinni si assume tutta la responsabilità dei fatti delinquenziali commessi da tutti i componenti della banda che, in seguito alla produzione di una droga ritenuta non illegale e al conseguente spaccio, diventano dei criminali. Il neurobiologo Zinni viene condannato alla pena carceraria sia per associazione a delinquere che per banda armata. Tutti gli altri rimangono in attesa di giudizio, tranne Alberto che viene inviato in un centro di recupero in seguito alla condanna per sfruttamento della prostituzione e per guida in stato di ebbrezza.
A questo punto, l’ispettore Paola Coletti (Greta Scarano) stipula segretamente un patto con Pietro che gli consente di avere permessi provvisori di libertà col presupposto di ricostituire “la banda dei ricercatori”, a cui vengono aggiunti nuovi componenti sempre ricercatori, per scoprire e arrestare i fabbricanti di oltre 30 smart drugs (farmaci intelligenti), che sono nootropi, cioè sostanze che aumentano le capacità cognitive dell’uomo aumentando il rilascio nell’organismo di composti neurochimici. Se l’operazione riuscirà Pietro otterrà la libertà e i suoi colleghi saranno scagionati dalle accuse pendenti.  Un invito, dunque, al riscatto morale di tutta la “banda”. Un’altra possibilità che non gli consentirà però di sgarrare: “niente più mignotte, niente più macchine sportive, ma sopratutto … niente droga” dice Pietro ai suoi compagni d'avventura.
“Smetto quando voglio – Masterclass”, che conserva il carattere brioso e coinvolgente del primo, non annoia ma diverte senza soluzione di continuità con un susseguirsi di colpi di scena, di battute geniali, di situazioni paradossali, di trovate originali che rendono attraente e apprezzabile questo bel film che fa grande, per la peculiarità del genere, il cinema italiano. Nella parte finale compare un nuovo personaggio Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio) che sarà uno dei protagonisti del prossimo sequel Smetto quando voglio – Ad Honorem”.

Francesco Giuliano

giovedì 26 gennaio 2017

“Il medico di campagna” o sull’apologia del medico autentico

Titolo: Il medico di campagna
Titolo originale: Médecin de campagne
Regia: Thomas Lilti
Sceneggiatura: Baya Kasmi, Thomas Lilti
Produzione Stato: Francia 2016

Cast: François Cluzet, Marianne Denicourt, Christophe Odent, Patrick Descamps, Guy Faucher, Margaux Fabre, Julien Lucas, Yhoann Goetzmann, Josée Laprun, Philippe Bertin, Géraldine Schitter, Isabelle Sadoyan,  Felix Moati, Michel Charrel, Lismène Joseph, Merwan Baghdadi, […]
Si evince subito dalla descrizione puntuale, precisa e umana del medico di campagna Jean-Pierre Werner (François Cluzet) che ne fa il regista Thomas Lilti, la sua profonda conoscenza di questa nobile professione in quanto egli, dopo avere indossato il camice bianco, ha preferito fare il regista di film di successo come lo è appunto “Il medico di campagna” e come lo è stato il suo precedente “Hyppocrate” (2014).
Infatti, Lilti descrive nei minimi particolari la grandiosa figura di questo bravo medico, sensibile, empatico, disponibile in qualunque ora del giorno, amico di tutti i suoi pazienti che cura con amorevolezza spontanea e con delicatezza umana encomiabili. Rispettoso del Giuramento di Ippocrate, fondatore della medicina moderna nato nell’isola greca di Kos (V sec. a.C), e curatore cosciente sia del corpo che della mente dei suoi malati, Jean-Pierre è amato e apprezzato da tutti, tant’è che si crede insostituibile. Egli, infatti, regola il suo tenore di vita per il bene dei malati secondo le sue forze e il suo giudizio, e si astiene dal recar loro danno e offesa.” Va ovunque, in casa, in campagna, nelle officine, nelle stalle, di giorno e di notte, “per il sollievo dei suoi malati” evitando di recare “offesa e danno volontario, e fra l'altro ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.” E osserva con scrupolo il segreto professionale. Dimostra con grande convinzione l’alta opinione che ha di se stesso nel momento in cui, colto da malattia grave, il suo collega d’ospedale Norés (Christophe Odent) gli manda, per affiancarlo nel suo faticoso lavoro, la collega Nathalie (Marianne Denicourt), un ex infermiera laureatasi in medicina in età molto avanzata, senza esperienza nella pratica medica generalista, sulla quale Jean-Pierre riversa tutto il suo astio, manifesta indecorosamente tutta la sua superiorità professionale maturata in venti anni di attività pratica, e la mette in palese difficoltà inventandosi sindromi inesistenti come la “sindrome di Maroini”, con riferimento al nome del sindaco del suo paese: Francis Maroini (Patrick Descamps). Tuttavia, col tempo, Jean-Pierre dovrà ricredersi e pentirsi del suo comportamento irriguardoso, chiedendo scusa alla sua premurosa e bella collaboratrice.
Il quarantenne Thomas Lilti, grazie anche ad una scenografia consona al contenuto del film e affiancata dalle musiche di Alexandre Lier, Sylvain Ohrel e Nicolas Weil, dimostra la sua grande verve di regista emergente, perché sa cogliere e fare apprezzare in maniera toccante, a volte anche umoristica, la spontaneità dei rapporti umani fondati sulle emozioni che emergono spontanee dall’animo.
“Il medico di campagna” è uno di quei film che suscita continue commozioni nello spettatore perché ne fa emergere e apprezzare l’umanità che gli è connaturata senza soluzione di continuità.
Filmografia
Les yeux bandés (2007), Hyppocrate (2014).
Francesco Giuliano

martedì 24 gennaio 2017

“L’ora legale”, una “minchiata”che fa ridere ma soprattutto riflettere sulle sciagure italiche

Titolo: L’ora legale
Regia: Salvatore Ficarra, Valentino Picone (Ficarra & Picone)
Soggetto e sceneggiatura: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Edoardo De Angelis, Nicola Guaglianone, Fabrizio Testini
Produzione Stato: Italia, 2017

Cast: Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Leo Gullotta, Vincenzo Amato, Tony Sperandeo, Sergio Friscia, Antonio Catania, Eleonora De Luca, Erislia Lombardo, […]
L'inseparabile coppia comica “Ficarra & Picone” ci prova ancora con il film “L’ora legale” ed è subito un grande successo al botteghino. I due comici con il loro indiscusso estro artistico affrontano il problema dell’ingovernabilità italiana prendendo, come spunto, la campagna elettorale per l’elezione del sindaco in un ipotetico paesino siciliano, Pietrammare, e gli ulteriori sviluppi conseguenti i risultati elettorali. Il tutto si svolge nel periodo di vigenza dell’ora legale, da fine marzo a fine ottobre, da cui il titolo. La contesa è tra il sindaco storico Gaetano Patanè (Tony Sperandeo), un politicante traffichino che ha ridotto il paese e i suoi abitanti in un degrado profondo sia moralmente che materialmente, e Pierpaolo Natoli (Vincenzo Amato), un professore liceale, onesto e rispettoso delle regole, che, inaspettatamente eletto “a furor di popolo”, vuole dare al paese quella bellezza originaria perduta nel tempo. I due cognati di Natoli, Salvo (Salvatore Ficarra), che si oppone alla sua politica di rigore, e Valentino (Valentino Picone), che invece lo sostiene in modo indiscusso, si troveranno in una bizzarra contesa dai risvolti umoristici e  imprevedibili. In tutto questo farà la sua parte gravosa il parroco del paese, padre Raffaele (Leo Gullotta), che con grande efficacia influirà “nel nome del signore” sulle coscienze dei cittadini, restituendo alla “chiesa” – si fa per dire - il suo significato etimologico di “ecclesìa”, cioè di assemblea politica, militare e civica.
 Sulla vicenda raccontata nel lungometraggio, in modo divertente e spassoso, si affronta il tema annoso del risanamento civico e morale dei politici e del popolo italiano, così come ha fatto egregiamente, parlando di mafia, anche Pierfrancesco Diliberto, in arte PIF, nei suoi due film “La mafia uccide solo d’estate” (2013) e “In guerra per amore” (2016).
“Ficarra & Picone” hanno sottolineato, in “L’ora legale”, con modo ironico ma efficace “la degenerazione antropologica del ‘popolo’ italiano in ‘massa’ di teledipendenti”, la sua sottomissione al potere ecclesiastico, la sua omologazione in quanto tutti vogliono le stesse cose e si comportano allo stesso modo e “la lacerazione di essere ‘con se stessi e contro se stessi’: una contraddizione irrisolvibile, … tragica … contraddizione non come una contraddizione dialettica ma come una permanente e irresolubile coesistenza degli opposti” perché  “… senza contraddizione/conflitto” non c’è “vita”.
Lo spettatore vive con sofferenza, perché anche lui ne fa parte, il contrasto che emerge tra il moralista, “che dice di no agli altri” perché è il guardiano della tradizione senza vitalità che si oppone al pensiero “diverso”, che osteggia il pensiero fuori dal gregge, e l’uomo morale che dice di no “solo a se stesso”, come fa il sindaco Natoli.

Filmografia
Il 7 e l’8 (2006), La matassa (2009): diretti assieme a Giambattista Avellino, Anche se è amore non si vede (2011), Andiamo a quel paese (2014).
Francesco Giuliano

giovedì 19 gennaio 2017

“Allied – Un’ombra nascosta”, un thriller sull’apologia dell’amore

Titolo: Allied - Un'ombra nascosta
Titolo originale: Allied
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Steven Knight
Musiche: Alan Silvestri
Produzione Stato: USA 2016

Cast: Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Daniel Betts, Mattew Goode, Anton Lesser, Simon McBurney, Thierry Frémont, August Diehl, Camille Cottin, Charlotte Hope, Marion Bailey, […]


Il bravissimo regista Robert Zemeckis con due bravissimi attori, come il pluripremiato Brad Pitt e la versatile e bella Marion Cotillard  (Premio Oscar 2008 per il film “La vie en rose” - 2007), , confeziona questo bellissimo thriller “Allied – Un’ombra nascosta”, in cui manifesta ancora una volta la sua grande e variegata versatilità.
Zemeckis, infatti, va oltre le sue ben note peculiarità filmiche (basta fare riferimento al brillante film di successo “All’inseguimento della pietra verde”- 1984) conducendo lo spettatore dentro un’avventura, durante la seconda guerra mondiale, di Max Vatan (Brad Pitt), un ufficiale canadese in missione segreta, e della spia francese Marianne Beausejour  (Marion Cotillard), questa volta senza ironia e senza la solita e semplice moralità facilmente apprezzabile, con un ritmo brillante.  E mettendo lo spettatore in una continua attesa nel succedersi dei vari eventi raccontati giocando magistralmente con il caos che questi generano in modo irreversibile e funesto perché sensibili alle condizioni iniziali. Non c’è moralismo, ma soltanto una constatazione di fatti che risultano indubbi e incontrovertibili e che lasciano nell’animo un profondo dispiacere.
È il 1942, quando Max e Marianne si incontrano in Marocco, a Casablanca, fingendosi marito e moglie, al fine di uccidere l’ambasciatore tedesco durante un ricevimento. Nel frattempo, pur giocando come avviene tra due bambini a marito e moglie, tra loro si instaura dapprima un rapporto empatico che sfocia in un vero amore tant’è che, dopo il successo dell’operazione segreta, Max e Marianne, rientrando a Londra, si sposano avendo una figlia, Anna. Vivono amandosi rispettosamente e profondamente, finché Max viene convocato dai servizi segreti che gli comunicano un drammatico sospetto su Marianne. Sospetto tutto da verificare opportunamente che, risultando fondato, metterebbe Max a dovere ubbidire ad un ordine superiore ponendolo di fronte ad una situazione tremendamente disumana.

La scenografia, i costumi e gli effetti speciali risultano molto affascinanti e ben si adattano, come la chiave nella propria serratura, ai vari eventi della narrazione che ruota principalmente attorno a quel sentimento sublime che è l’amore sincero e profondo tra un uomo e una donna. Tutto il resto fa da contorno.

Filmografia
1964-Allarme a N.Y. arrivano i Beatles (1978), La fantastica sfida (1980), All’inseguimento della pietra verde (1984), Ritorno al futuro (1985), Chi ha incastrato Roger Rabbit? (1988), Ritorno al futuro II (1989), Ritorno al futuro  III (1990), La morte ti fa bella (1992), Forrest Gump (1994), Contact (1997), Le verità nascoste (2000), Cast Away (2000), Polar Express (2004), La leggenda di Beowulf (2007), A Christmas Carol (2009), Flight (2012), The Walk (2015).
Francesco Giuliano