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giovedì 19 gennaio 2017

“Allied – Un’ombra nascosta”, un thriller sull’apologia dell’amore

Titolo: Allied - Un'ombra nascosta
Titolo originale: Allied
Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Steven Knight
Musiche: Alan Silvestri
Produzione Stato: USA 2016

Cast: Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Daniel Betts, Mattew Goode, Anton Lesser, Simon McBurney, Thierry Frémont, August Diehl, Camille Cottin, Charlotte Hope, Marion Bailey, […]


Il bravissimo regista Robert Zemeckis con due bravissimi attori, come il pluripremiato Brad Pitt e la versatile e bella Marion Cotillard  (Premio Oscar 2008 per il film “La vie en rose” - 2007), , confeziona questo bellissimo thriller “Allied – Un’ombra nascosta”, in cui manifesta ancora una volta la sua grande e variegata versatilità.
Zemeckis, infatti, va oltre le sue ben note peculiarità filmiche (basta fare riferimento al brillante film di successo “All’inseguimento della pietra verde”- 1984) conducendo lo spettatore dentro un’avventura, durante la seconda guerra mondiale, di Max Vatan (Brad Pitt), un ufficiale canadese in missione segreta, e della spia francese Marianne Beausejour  (Marion Cotillard), questa volta senza ironia e senza la solita e semplice moralità facilmente apprezzabile, con un ritmo brillante.  E mettendo lo spettatore in una continua attesa nel succedersi dei vari eventi raccontati giocando magistralmente con il caos che questi generano in modo irreversibile e funesto perché sensibili alle condizioni iniziali. Non c’è moralismo, ma soltanto una constatazione di fatti che risultano indubbi e incontrovertibili e che lasciano nell’animo un profondo dispiacere.
È il 1942, quando Max e Marianne si incontrano in Marocco, a Casablanca, fingendosi marito e moglie, al fine di uccidere l’ambasciatore tedesco durante un ricevimento. Nel frattempo, pur giocando come avviene tra due bambini a marito e moglie, tra loro si instaura dapprima un rapporto empatico che sfocia in un vero amore tant’è che, dopo il successo dell’operazione segreta, Max e Marianne, rientrando a Londra, si sposano avendo una figlia, Anna. Vivono amandosi rispettosamente e profondamente, finché Max viene convocato dai servizi segreti che gli comunicano un drammatico sospetto su Marianne. Sospetto tutto da verificare opportunamente che, risultando fondato, metterebbe Max a dovere ubbidire ad un ordine superiore ponendolo di fronte ad una situazione tremendamente disumana.

La scenografia, i costumi e gli effetti speciali risultano molto affascinanti e ben si adattano, come la chiave nella propria serratura, ai vari eventi della narrazione che ruota principalmente attorno a quel sentimento sublime che è l’amore sincero e profondo tra un uomo e una donna. Tutto il resto fa da contorno.

Filmografia
1964-Allarme a N.Y. arrivano i Beatles (1978), La fantastica sfida (1980), All’inseguimento della pietra verde (1984), Ritorno al futuro (1985), Chi ha incastrato Roger Rabbit? (1988), Ritorno al futuro II (1989), Ritorno al futuro  III (1990), La morte ti fa bella (1992), Forrest Gump (1994), Contact (1997), Le verità nascoste (2000), Cast Away (2000), Polar Express (2004), La leggenda di Beowulf (2007), A Christmas Carol (2009), Flight (2012), The Walk (2015).
Francesco Giuliano

venerdì 13 gennaio 2017

“Silence” o sull’eterna diatriba tra la ragione dell’uomo e la sua coscienza

Titolo: Silence
Regia: Martin Scorsese
Soggetto: Shusako Endo
Sceneggiatura: Jay Cocks, Martin Scorsese
Produzione Stato: USA, Taiwan, Messico, Italia, UK, Giappone 2016

Cast: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Issei Ogata, Shinya Tsukamoto, Yosuke Kubozuka, Yoshi Oida, Nana Komatsu, […]
Due padri gesuiti portoghesi, Sebastião Rodriguez (Andrew Garfield) e Francisco Garrpe (Adam Driver), dopo aver convinto il loro padre priore Alessandro Valignano (Ciarán Hinds), affrontano un viaggio avventuroso per il Giappone, dalla meta incerta, alla ricerca del loro educatore, padre Ferreira (Liam Neeson), perché conoscendone l’integrità religiosa e la profonda fede evangelica, non credono alle voci calunniose che lo riguardano, secondo le quali egli sia diventato un apostata, rinnegando definitivamente la fede cristiana. Era l’anno 1633.Vanno anche con l’intento di portare il credo evangelico alle popolazioni giapponesi, che vengono calpestate nella loro dignità di esseri umani e lasciate nella miseria più profonda perché sfruttate dai loro governatori. Arrivati sulle coste del Giappone, i due padri sono costretti a fidarsi di un giapponese derelitto, Kichijiro (Yosuke Kubozuka), unico sopravvissuto tra i componenti della sua numerosa famiglia rimasti vittime dello shogunato, perché convertitosi al cristianesimo ne ripudiò poi l’appartenenza calpestando l’immagine di Cristo, per salvarsi la vita.
Questo fatto la dice lunga riguardo il comportamento di questo individuo che più volte tradirà i due padri gesuiti e più volte chiederà il perdono dei suoi peccati dietro confessione. Riprende così Scorsese il tema trattato inMean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno” (1973) sul significato della confessione e sul suo valore. A cosa serve la confessione se chi si è confessato il giorno dopo ritornerà a comportarsi come prima e a peccare? La confessione ha un valore? Questo tradimento porterà ambedue i padri ad essere arrestati assieme a tutti i fedeli convertitisi che non hanno rinnegato il credo evangelico. Entrambi diventeranno vittime sacrificali, chi in un modo chi in un altro, subendo una violenza inaudita che mette padre Sebastião in una profonda crisi da cui emerge, con sottile ma profonda sagacia, la lotta interiore tra il dire e il fare, tra la coscienza e la ragione, tra la verità e la falsità, tra il credere e il non credere. Fattori che, con maestria, Scorsese fa vivere allo spettatore nei 160 minuti di durata della pellicola e che sono evidenti in buona parte dei suoi precedenti film, ma in particolare in "Gangs of New York" (2002).
Il film è stato tratto dal libro omonimo “Silence” di Shusako Endo, scrittore giapponese cristiano, da cui Jay Cocks e Martin Scorsese ne hanno ricavato la lunga sceneggiatura complessa ma brillante e efficace, in cui si mette in risalto l’eterna diatriba tra ragione e fede, tra ragione e sentimento, tra debolezza e la virtù, ma si evidenzia anche il fatto che la religione possa essere o è stata utilizzata come strumento di conquista sfruttando la miseria e la coscienza degli oppressi e dei diseredati.
In “Silence” Scorsese fa una miscellanea delle tematiche fondamentali del suo pensiero quali la violenza primordiale dell'uomo, il senso di colpa, il peccato  da cui non può svincolarsi e la religione, ma soprattutto il silenzio di Dio, e ne trae un capolavoro caratterizzato da bellissime scene che mettono in uno stato di attesa lo spettatore o lo predispongono a comprendere lo stato d’animo dei protagonisti, interpretati da eccellenti attori, o dei fatti che avverranno: la nebbia, il fango, le capanne e la sporcizia dei villaggi o la salubrità delle abitazioni dei potenti.
Silence” è stato proposto tra i Migliori dieci film dell’anno 2016 dal National Board of Review Awards e dall’American Film Institute.

Filmografia
Chi sta bussando alla mia porta? (1967), America 1929 – Sterminate senza pieta (1972), Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno (1973), Aluice non abita più qui (1974), Taxi Driver (1976), New York, New York (1977), Toro scatenato (1980), re per una note (1983), Fuori orario (1985), Il colore dei soldi (1986), L’ultima tentazione di Cristo (1988), Quei bravi ragazzi (1990), Cape Fear – Il promontorio della paura (1991), L’età dell’innocenza (1993), Casinò (1995), Kundun (1997), Al di là della vita (1999), Gangs of New York (2002), The viator (2004), The Departed – Il bene e il male (2006), Shutter Island ( 2010), Hugo CVabret (2011), The Wolf of Wall Street (2013).
Francesco Giuliano

giovedì 12 gennaio 2017

Stephen Frears in “Florence” con raffinato realismo e sottile perspicacia mette in mostra l’errata convinzione di una donna ereditiera

Titolo: Florence
Titolo originale: Florence Foster Jenkins
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Nicholas Martin
Produzione Stato: Gran Bretagna 2016

Cast: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Fergusion, Nina Ariansda, Neve Gachev, John Kavanagh, Dilyana Bouklieva, David Haig, Josh Oconnor, Christain MeKay, Mark Arnold, […]
In “Parlò così Zaratustra”, Friedrich Wilhelm Nietzsche sostiene che “è falsa ogni verità che non susciti almento una risata”, risata anzi risate che infonde nello spettatgore questo bel film  diretto dall’eclettico regista Stephen Frears, in cui viene messa a nudo la storia vera di una donna affabile e amante della musica, la ricca ereditiera Florence Foster Jenkins (Meryl Streep), che presumeva di saper cantare. La sua convinzione di questa dote era così profondamente radicata nella sua mente, che non le faceva scoprire autonomamente la sua manifesta limitatezza e la sua inconsapevole ridicolaggine quando si esibiva. Una favola di Fedro, quella delle Due bisacce, conferma questa limitatezza dell’essere umano: Peras imposuit Iuppiter nobis duas: propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem. Hac re videre nostra mala non possumus; alii simul delinquunt, censores sumus (Giove ci impose due bisacce: mise dietro la bisaccia piena dei propri difetti, appese davanti al petto la greve bisaccia dei vizi degli altri. Per questo non possiamo vedere i nostri difetti, ma siamo censori non appena gli altri sbagliano). Come sostiene ancora il filosofo Nietzche, nel saggio “Umano, troppo umano”, “Le convinzioni sono nemiche della verità, più pericolose delle menzogne”. Tant’è che nessuno fu in grado di metterla al corrente della sua limitatezza canora a causa della sua  grande generosità nei confronti di valenti musicisti, come l’italiano Arturo Toscanini (John Kavanagh) o come il direttore del famosa e prestigiosa sala da concerto Carnegie Hall di New York, che la corteggiavano per ottenere donazioni . Neppure il marito Clair Bayfield (Hugh Grant), il cui rapporto con Florence era una mistura tra opportunismo e amore, fu in grado di essere sincero con la moglie, e neanche lo squattrinato pianista Cosmé McMoon (Simon Helberg), che la seguiva nel canto, fu capace di esplicitare la menzogna di cui era convintamente intrisa quella donna. Ma come si sa alla fine la verità viene a galla. La scoperta della sua imbecillità, infatti, scaturita dalla sua prestazione del 1944 alla Carnagie Hall, indusse Florence a affermare con amara consolazione che “tutti possono dire che ho cantato”.
Nessun’altra grande attrice, come Meryl Streep, avrebbe saputo interpretare la figura bizzara di Florence Foster Jenkins  e nessun grande regista, come il perspicace Stephen Frears, avrebbe saputo evidenziare con profondo realismo il carattere di questa donna che con la sua impassibile e consapevole convinzione rasentava il comico e il grottesco.
“Florence” ha ottenuto quattro candidature alla 74^ edizione del Golden Globe 2017, dove Meryl Streep ha ricevuto il Premio alla carriera Cecil B. DeMille, mentre ha ricevuto al Critics’ Choice Movie Award 2017 il Premio di migliore attrice in una commedia.

Filmografia
Gumshoe (1972), Bloody Kids (1979), Vendetta (1984), My Beautiful Laundrette (1985), Prick Up – L’importanza di essere Joe (1987), Sammy e Rosie vanno a letto (1987), Le relazioni pericolose (1988), Rischiose abitudini (1990), Eroe per caso (1992), The Snapper (1993), Mary Reilly (1996), The Hi-Lo Country (1998), Due sulla strada (1996), Alta fedeltà (2000), Liam (2000), A prova di errore (2000), Piccoli affair sporchi (2002), Lady Henderson presenta (2005), The Queen (2006), Skip Tracer (2009), Chéri (2009), Tammara Drewe – Tradimenti all’inglese (2010), Una ragazza a Las Vegas (2012), Muhammad Ali’s – Greatest HFight (2013), Philomena (2013), The Program (2015).
Francesco Giuliano

domenica 27 novembre 2016

“Che vuoi che sia” in modo divertente mette a confronto il mondo di Internet con la morale

Titolo: Che vuoi che sia
Regia: Edoardo Leo
Soggetto: Edoardo Leo, Sergio Colabona
Sceneggiatura: Edoardo Leo, Alessandro Aronadio, Marco Bonini, Renato Sannio
Musiche: Gianluca Misiti
Produzione Stato: Italia 2016

Cast: Edorado Leo, Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Marina Massironi, Giampiero Judica, Pierpaolo Spollo, Massimo Wertmuller, Bebo Storti, Maria Di Biase, Fabrizio Coniglio, Sara Magalotti, […]
Edoardo Leo, il giovane attore-regista, dalle idee geniali mostra determinazione e creatività esplosiva nei suoi film, così come ha evidenziato nell’originale e divertente “Noi e la Giulia” (2015), affrontando nel contempo temi sociali importanti di attualità.
In questo suo quarto lungometraggio “Che vuoi che sia”, Leo analizza il mondo dei giovani e affronta il problema del lavoro dei laureati e gli espedienti che questi escogitano al fine di potere sbarcare il lunario, dopo avere provato la delusione di non poter dare sfogo ai loro studi. Ciò li obbliga a rinunciare alle proprie aspettative, ai propri sogni tra cui, soprattutto, quello di avere un figlio. Tra questi giovani ci sono Claudio (Edoardo Leo), un ingegnere informatico che cerca di racimolare qualche euro aggiustando computer, e Anna (Anna Foglietta), insegnante di matematica precaria in una scuola privata, che convivono felicemente. Ovviamente, come è naturale in una coppia, Claudio e Anna vorrebbero un figlio, ma non possono permetterselo a causa della loro incertezza economica. Non hanno neppure i genitori che li possono aiutare economicamente. Soltanto qualche particolare espediente potrebbe favorirli. Per questo, a Claudio gli viene l’idea di creare una piattaforma web con il lancio in rete Internet di un finanziamento collettivo (crowdfunding) che, però, non riesce ad avere i proventi sperati. Sfiduciati i due giovani, una sera, per contenere questa ulteriore delusione, bevono si ubriacano. Nello stato di ebbrezza, Claudio aggiunge alla sua richiesta di crowdfunding una proposta “indecente”: in cambio dei soldi promette di trasmettere un video hard in diretta sulla rete. Le risposte sono numerose tant’è che a poco a poco le offerte superano l’esorbitante e inaspettata quota di 250 mila euro. Cifra che avrebbero potuto avere solo se avessero mantenuto la promessa! Ciò pone i due dinnanzi al dilemma shakespeariano: realizzare quanto promesso e cambiare vita oppure continuare a fare la vita piena di stenti e di privazioni? Prendere o lasciare?
Il titolo del film “Che vuoi che sia” lascia presagire una scelta, ma sarà così?
Su tutto ciò si svolge il film che coinvolgesu questa questione morale lo spettatore , il quale si pone anche lui la domanda: cosa farei io in quella situazione?
Ma il film sottolinea anche  che i valori consolidati nel tempo su cui sono stati cresciuti questi giovani, quali il diritto al lavoro, l’educazione, il rispetto della dignità personale, l’onestà, il concetto di morale, la concezione del sesso e la sua valutazione, l’intimità e la privatezza, ecc. sono stati stravolti e messi in discussione dall’avvento di internet e dalla globalizzazione.
Filmografia
Diciotto anni (2010), Buongiorno papà (2013), Noi e la Giulia (2015).
Francesco Giuliano

martedì 8 novembre 2016

“Adaline - L'eterna giovinezza” descrive cosa potrebbe succedere se non si invecchiasse

Titolo: Adaline – L’eterna giovinezza
Titolo originale: The Age of Adaline
Regia: Lee Toland Krieger
Sceneggiatura: J. Mills Goodloe, Salvador Paskowitz
Produzione Stato: USA 2015

Cast: Blake Lively, Michiel Huisman, Kathy Baker, Amanda Crew, Harrison Ford, Ellen Burstyn, Richard Harmon, Anthony Ingruber, Anjali Jay, Linda Boyd, Barclay Hope, Chris William Martin, Aaron Craven, Jane Craven, Hugh Ross (voce narrante), […]
Quello che capita ad Adaline (Blake Lively), un evento che le procura “l’eterna giovinezza”, è qualcosa di straordinario e inconsueto nella storia del mondo, ovviamente fantastico. Un pretesto che serve al giovane regista del film, Lee Toland Krieger, e ai suoi due sceneggiatori, J. Mills Goodloe e Salvador Paskowitz, di raccontare una storia curiosa, bizzarra e avvincente, a tratti anche drammatica e piena di colpi di scena, di una donna attraente e bella che, arrivata ad una certa età, a ventinove anni, non invecchia più. Non una ruga, non un capello bianco, non un mutamento dei suoi caratteri fisici! Conserva una bellezza a dir poco strabiliante, in un secolo di storia, a partire dal 1908, in cui guardarsi allo specchio non le procura alcun fastidioso cruccio. O forse sì! Un tema, anche se fantascientifico ma molto interessante, che affronta il discorso sull’eterna giovinezza che, contrario al pensiero eracliteo, secondo cui  “Non si può discendere due volte nello stesso fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va”, urta con lo stereotipo a cui tutti noi, esseri umani, siamo abituati e rassegnati sin dal momento in cui nasciamo, essendo già destinati all’invecchiamento e, quindi, alla morte. Un tema con il quale ci si pone la domanda: cosa potrebbe succedere se una persona fosse dotata di eterna giovinezza e di un eterno presente? Sicuramente dovrebbe rinunciare ai legami sentimentali stabili e duraturi, perché vedrebbe invecchiare le persone che le stanno accanto e cambiare i loro costumi e le loro abitudini, e vivrebbe il susseguirsi delle complicate vicende umane politiche, sociali ed economiche e dello sviluppo tecnologico. Si verrebbe a creare così anche il paradosso innaturale e inimmaginabile di vedere, giorno dopo giorno, invecchiare i propri figli, come avviene alla figlia di Adaline, Flemming (Ellen Burstyn), che ad un certo punto appare molto più vecchia della madre. Oppure, casualmente, si potrebbe verificare che tale ipotetica persona incontri casualmente il primo amore della sua gioventù, William (Harrison Ford), il cui ricordo si era già smarrito nei profondi meandri della dimenticanza. O, ancora, sarebbe costretta a cambiare continuamente residenza ed identità per sfuggire ai sospetti infantili e infondati del servizi segreti americani. Tuttavia, come sosteneva il filosofo romano Lucio Anneo Seneca “Nemo potest personam diu ferre fictam: ficta cito in naturam suam recidunt” (Nessuno può portare a lungo una maschera finta: le cose finte cadono per loro stessa natura).
Un film, in definitiva, che avvince e che coinvolge senza soluzione di continuità lo spettatore per il problema affrontato e per la tensione emotiva che riesce a trasmettergli e che, per questo, merita di essere visto.
Filmografia
December Ends (2006),The Nature of Space & Time (2008), The Vicious Kind (2009), Separatti innamorati (Celeste and Jesse Forever) (2012).
Francesco Giuliano

domenica 6 novembre 2016

“In guerra per amore” in modo brioso descrive l’origine del sopravvento mafioso in Sicilia e in Italia

Titolo: In guerra per amore
Regia: Pif (Acronimo di Pierfrancesco Diliberto)
Soggetto: Pif, Michele Astori
Sceneggiatura: Michele Astori, Marco Martani, Pif
Produzione Stato:  Italia 2016

Cast: Pif, AndrEA Di Stefano, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna, Miriam Leone, Samuele Segreto, Stella Egitto, Antonello Puglisi, Vincent Riotta, Maurizio Marchetti, Orazio Stracuzzi, Mario Pupella, Lorenzo Patanè, Aurora Quattrocchi, David Mitchum Brown, […]
Nel pieno della seconda guerra mondiale, quando l’esercito tedesco aveva già occupato quasi tutta l’Europa, il presidente statunitense  Franklin Roosevelt decise di fare intervenire, assieme alle truppe alleate, l’esercito americano per debellare il pericolo nazista. Il punto prescelto, non a caso, fu la costa meridionale della Sicilia. Era il 10 luglio 1943. Al fine di facilitare lo sbarco ed evitare grande spargimento di sangue dei propri soldati, Roosevelt prese accordi con Lucky Luciano, alias Salvatore Lucania, mafioso siciliano, capo di “Cosa Nostra statunitense”, che aveva forti legami e molta influenza su “Cosa Nostra siciliana”.
In questa situazione, a New York, si svolge la storia sentimentale del giovane siciliano Arturo Giammaresi (Pif) con Flora (Miriam Leone). Una storia però molto travagliata ed contrastata, in quanto lo zio (Orazio Stracuzzi) vuole dar la nipote in sposa a Carmelo (Lorenzo Patanè), figlio di Don Tano (Mario Pupella), un mafioso d’alto rango molto legato a Luciano. Per evitare queste nozze Arturo deve ottenere il consenso dal padre di Flora che però abita a Crisafullo, in Sicilia. L’impresa appare molto ardua data la grande distanza che separa il giovane dalla Sicilia, dove è nato. Ma come spesso avviene, per caso il giovane trova un’ottima soluzione che gli darebbe la possibilità di sposarsi Flora: Arturo va “in guerra per amore”. L’arruolamento nell’esercito americano, infatti, gli avrebbe dato l’opportunità di recarsi in Sicilia e di incontrare il padre della sua amata. Per evitare questa eventualità, allora, Don Tano ordina al mafioso locale di Crisafullo, Don Calò, di uccidere Arturo.
Pif, dopo il grande successo di pubblico e di critica  ottenuto grazie alla sua opera prima La mafia uccide solo d’estate” (2013), usando lo stesso piglio sui generis e la medesima vivacità umoristica descrive, passo dopo passo, gli eventi che trasferiscono il potere politico alla mafia e che portano conseguentemente alla liberazione dei delinquenti a cui vengono affidati posti di alto merito.
In definitiva, con il suo caratteristico linguaggio cinematografico oscillante tra il dramma e l’umorismo, Pif elegantemente trasferisce allo spettatore informazioni storiche che danno spiegazione, dalla fine della seconda guerra mondiale, dei fatti che hanno trasferito potere alla mafia e della collusione tra questa e il potere politico italiano, a tutt’oggi vigente.
Pif trova il modo divertente di raccontare questa storia nel paese inventato di Crisafullo in cui, come avviene per Vigata, il paese immaginario, dove si svolge l’attività poliziesca del commissario Montalbano, vengono assemblate immagini di luoghi diversi come il duomo di Erice che sovrasta Trapani, come la caratteristica Scala dei turchi di marna bianca nella costa meridionale siciliana, come il magnifico tempio elimo di Segesta, o come la cittadina di Realmonte. Ma dove si svolge anche la vita dei siciliani con le loro tradizioni e i loro costumi: la camicia nera che si indossa per sette anni al fine di commemorare la morte del fratello defunto, la concezione dell’illibatezza femminile la cui trasgressione comporta disonore imperituro e l’impossibilità di contrarre matrimonio, il raccomandarsi ai santi per avere un privilegio personale come la salvaguardia della vita, la grande ospitalità nei confronti del forestiero al fine di avere ricambiato il favore, servirsi di un cieco per vedere ciò che chi vede non ha facoltà di vedere, e così via.
In definitiva, Crisafullo rappresenta la Sicilia, pari a quella descritta nel romanzo “I sassi di Kasmenai” (ed. Il foglio): “La Sicilia, un’isola, una terra martoriata dalle colate laviche del vulcano “buono” Etna, dai continui terremoti e qualche volta dai maremoti, dalle frequenti invasioni di popoli non autoctoni da più di tremila trecento anni, dai Siciliani stessi.
La Sicilia è stata sempre una terra fertile, bella e arcigna nel frattempo, fascinosa e attraente, misteriosa e arcana, emozionante, incantevole, fruttifera, rigogliosa, facilmente raggiungibile da qualunque regione che volge le sue rive sul mar Mediterraneo, certamente sin da tempi remoti per la sua posizione geografica. E  per questa sua peculiarità essa è stata sempre ammirata e invidiata, desiderata e soprattutto spogliata dei suoi averi. Diverse leggende descrivono la trasformazione di questa terra fertile in un luogo arido e infecondo o le ruberie che essa ha sofferto continuamente. ….
Il fascino dei luoghi siciliani, in particolare di quelli in cui Ciccio è vissuto dalla nascita fino alla giovinezza, è stato descritto inquadrando, come un dipinto in una cornice, le immagini e i colori visti e vissuti e gli olezzi odorati e respirati, i quali però non possono essere percepiti così come realmente essi sono. Non esistono, infatti, parole che possano suscitare, nell’animo di chi legge, le emozioni, le palpitazioni, i tremori passionali, gli stati d’animo che soltanto chi vede, chi tocca e chi nasce e vive in quella terra può provare; non esistono parole che possano far odorare la miscellanea di profumi, di olezzi, di aromi che solo le nari possono fare apprezzare; non esistono parole che possano descrivere i colori, le immagini, i luoghi che soltanto attraverso gli occhi di chi li guarda possono far emergere la loro eccezionale singolarità. … Le continue invasioni, senza soluzione di continuità, hanno senza dubbio arricchito culturalmente il popolo siciliano che ogni volta ne ha tratto caratteri particolari e grandi benefici. Quella siciliana è, infatti, una cultura, dalle mille sfaccettature e dai connotati singolari, che si mostra in tutte le opere d’arte, sparse ovunque, da est ad ovest e da nord a sud dell’isola, che sono rimaste visibili all’occhio del visitatore; tale cultura si manifesta anche nella grande ricchezza dell’arte culinaria, e si esprime con l’ineguagliabile cordialità e l’innata ospitalità insite nel carattere del siciliano. Purtroppo il soggiacere continuo al dominio di tutti quei popoli non ha fatto acquisire ai siciliani un amor proprio, un’identità propria, il desiderio di lottare, tutt’altro.”
Francesco Giuliano

domenica 23 ottobre 2016

“Io, Daniel Blake” osanna un eroe povero che lotta per la sopravvivenza

Titolo: Io, Daniel Blake
Titolo originale: I, Daniel Blake
Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Musica: Gerge Fenton
Produzione Stato: Gran Bretagna, Francia 2016

Cast: Dave Johns, Hayley Squires, Dyln McKiernan, BRiana Shann, Kate Runner, Sharon Percy, Kerna Sikazwe, Natalie Ann Jarnieson, Micky McGregor, Colin Coombs, Bryn Jones, Mick Laffey, John Sumner, […].
Daniele Blake (Dave Johns) è un falegname vedovo, alle soglie dei sessant’anni, che, a causa di un attacco cardiaco, è costretto a chiedere l’indennità di malattia in attesa di ristabilirsi, dopo una cura adeguata ed un’opportuna riabilitazione prescritte dal suo cardiologo, per potere riprendere il lavoro perduto. Ciò lo costringe ad entrare nelle maglie labirintiche dell’apparato burocratico britannico (come ha già fatto con “Ladybird Ladybird” del 1994), il quale mette in luce le illogicità ciniche e crudeli e le assurdità procedurali e violente di un sistema amministrativo, creato deliberatamente al fine di calpestare gravemente la sua dignità umana di uomo esemplare e solidale: Il mio nome è Daniel Blake, sono un uomo, non un cane. E in quanto tale esigo i miei diritti. Esigo che mi trattiate con rispetto. Io, Daniel Blake, sono un cittadino, niente di più e niente di meno. Ma non solo la sua!
Durante tutte le traversie a cui va incontro presso il centro preposto per le pratiche di richiesta di sussidio, infatti,  Daniel incontra Katie (Hayley Squires), una giovane donna single, madre di due figli, che, per un ritardo non dipendente dalla sua volontà, perde il sussidio mensile. Tra Katie e Daniel si instaura subito un legame empatico forte e profondo, come tra una figlia ed un padre, che li porta vicendevolmente ad aiutarsi con dolcezza e profonda umanità.
Daniel Blake è un personaggio determinato, con una grande voglia di vivere, dotato di una grande forza d’animo, povero di beni materiali ma colmo di una grande ricchezza interiore, che non teme ostacoli e che lo porta a lottare per la sopravvivenza propria e quella degli altri come fosse un eroe del mito greco. Si coglie , infatti, nel comportamento di Daniel il senso kafkiano “dell’'uomo che non può vivere senza una fiducia permanente in qualcosa di indistruttibile dentro di sé, anche se entrambi hanno qualcosa di indistruttibile e la sua fiducia in esso può rimanere permanentemente nascosta da lui”.
“Io, Daniele Blake” è un film, come del resto lo sono tutti i film di Loach, che sta dalla parte dei poveri, degli emarginati, degli sfruttati contro una società capitalistica, cinica, egoista e violenta che fa dell’apparato burocratico un mezzo idoneo per calpestare la dignità umana di chi, come cittadino, ha sete di giustizia e bramosia di rispetto. Con questo film l’ottantenne Loach, poco amato nella sua patria, entra nella vita di Daniel e Katie e, assieme a loro, vive la loro impotenza ma anche la loro grande umanità di esseri umani, mettendo in luce nel contempo l’arroganza dei preposti di un potere politico che non rispetta i suoi stessi elettori. E lo fa con quella pregevole satira pungente che si coglie anche in “La fattoria degli animali” (1945) di George Orwell, in cui “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. E lo fa con un linguaggio semplice, realistico, quasi documentaristico, chiaro, netto che colpisce, in senso rivoluzionario, l’animo dello spettatore che viene colto da commozione e coinvolto come in un vortice da cui non vuole uscire, perché anche lui si sente “cittadino” come Daniell, calpestato nei suoi diritti di uomo e di lavoratore.
“Io, Daniele Blake” è un  film per tutti ma consigliato soprattutto per i giovani senza lavoro e per i lavoratori disoccupati.
Il film per la sua forza prorompente ha vinto la Palma d’oro al Festival del Cinema di Cannes 2016.

Filmografia
Poor Cow (1967), Kes (1969), Family Life (1971), Black Jack (1979), The Gamekeeper (1980), Uno sguardo, un sorriso (1981), Fatherland (1986), L’agenda nascosta (1990), Riff Raff – Meglio perderli che trovarli (1991), Piovono pietre (1993), Ladybird Ladybird (1994), Terra e libertà (1995), La canzone di Carla (1996), My name is Joe (1997), Bread and Roses (2000), Paul, Mick e gli altri (2001), Sweet Sixteen (2002), 11 settembre (2001), Tickets (2004), Il vento accarezza l’erba (2006), In questo mondo libero (2007), Il mio amico Eric (2009), L’altra verità (2011), La parte degli angeli (2012), Jimmy Hall – Una storia d’amore e libertà (2014).
Francesco Giuliano